«Uditemi bene, messere Zanobi...»

E così andando alternarono un colloquio nel quale i futuri destini di Firenze furono irrevocabilmente fissati.

«Michelangelo, che nuove?» tutto anelante domanda il Carduccio traendo in disparte il Buonarroti.

«Cristo morendo ci lasciò in eredità i chiodi e le spine: io nulla ho ottenuto... nulla... e, oh dolore! la salute della patria pendeva dalla riuscita dell'opera mia. — Io rientro nella mia patria, come lo spettro torna alla sua tomba su lo apparire dell'aurora...»

E poichè il Carduccio, le mani incrociate sul petto, il capo a terra chino, pareva come sopraffatto dall'angoscia, Michelangiolo lo scosse con impeto e gli domandò:

«Dunque è ben morta ogni speranza, o Francesco?»

«Il Carduccio crollò la testa quasi per iscuoterne i molesti pensieri, poi vestì la faccia di un sorriso languido e rispose:

«La speranza rinasce dalle sue ceneri, perchè questo popolo è grande.» — E così favellando gli accenna la moltitudine brulicante nella distruzione. — «Ma in breve narrami i casi tuoi.»

«Io me ne andai a Ferrara...»

«Parla sommesso; — qualcheduno, parmi, ci si avvolge d'intorno per origliare le nostre parole.»