«Chi viva?» gridano entrambe.
«Viva la morte!»
Si ode una procella di colpi; un suono di usberghi percossi sul terreno; — le parole: Gesù, abbiate misericordia dell'anima mia! — vengono tagliate a mezzo, così ordinando ragione di guerra; quindi un gemito roco, — e poi più nulla.
S'inoltrano per la valle che giace tra Rusciano e Giramonte, — la passano, — già toccano alla coda dell'esercito. — Apra l'inferno le sue porte! Ecco improvvisamente danno dentro all'alloggiamento di Sciarra; — molti, i più avventurosi, dal sonno si trovano balestrati nell'eternità; altri si svegliano per vedere soltanto la spada che penetra loro nelle viscere: sorge un cieco viluppo, un trambusto di gente che fugge o che muore e un gridare: — Accorruomo! — accorruomo! — arme! — aiuto! — e minaccie e preghiere, suoni compassionevoli o ferici. Smeraldo da Parma, luogotenente di Sciarra, corre forsennato per radunare le milizie, rincorarle e far testa; così al buio si scontra nel signore Stefano e lo garrisce come neghittoso; questi, accecato dalla brama di sangue, lo scambia con lo Sciarra suo consorto e gli menando un colpo di zagaglia nel petto, — «Sciarra», gli grida, — or ti parrà ch'io sia venuto troppo tosto!» — Segue una mischia atroce, — i nemici, mentre tentano difendersi, l'un l'altro, confondendosi, percuotono; dove adunarsi non sanno; non risplende lume, per ogni parte li circonda la morte. — Oh Dio! qual desolazione è mai questa! — potessimo almeno morire da soldati combattendo! — sia tradimento? — tradimento! — tradimento! — E lo scompiglio e la strage crescono terribili più, quanto meno veduti. — Dove l'affronto mena più tremendo il rumore: la voce del Pieruccio, superando i gridi e le percosse, invoca i lupi e gli avoltoi ad accorrere per satollarsi di carne battezzata.
Dentro una trabacca distesi sopra il medesimo letto dormono due; — giovane l'uno, giace nudo avvolto dentro la coltre con un braccio sotto il capo, l'altro penzolone fuori della sponda; il secondo di maggiore età, armato di tutto punto, eccetto dell'elmo; a giudicarne dal volto paiono padre e figliuolo. Giovanni da Sassatello turbava in quel punto un mal sogno; gli pareva che una moltitudine di armati circondasse il letto e ve lo tenesse su fermo; egli si sforzava svincolarsi, e non gli riusciva, dava scossoni, raddoppiava i conati, e sempre invano; grondava sudore, agitava le labbra con sordo mormorio.
Il sogno era verità, almeno in parte; una mano dei nostri penetra nella trabacca e va difilata alla sua volta per ispaciarlo di vita.
Egli continua nel sogno spaventevole; — uno degli armati con man potente gli strappa l'usbergo e gli pone una mano sul cuore; per tutte le membra gli scorre ribrezzo; batte i denti e non può proferire parola. Intanto l'armato si trae la daga dal fianco; poi, come se lo impacciasse la visiera, con la manca la solleva. La coscienza del volto del cavaliere gli presenta la sembianza di Lionardo Frescobaldi da lui ucciso, a tradimento, il quale, comechè morto, veniva a prendere la sua vendetta.
I nostri già gli stanno vicini: — la sua morte precipita giù dalla punta di un pugnale..
«Morte di Dio, fermatevi!» — urla prorompendo nella trabacca il Morticino degli Antinori, che cercando in ogni lato il Sassatello, si era a caso colà abbattuto in quel punto, e al chiarore della lampada posta sopra la tavola lo aveva ravvisato, — «fermatevi! Se lo uccidete dormendo, voi mi togliete più che mezza la vendetta. Svegliati su, Sassatello, svegliati per contemplare la strage del tuo figliuolo. — e morire.»
Si svegliò lo sciagurato, — stupidì, — stette per isvenire, — poi ad un tratto gli rende potente la persona una sopraumana gagliardia; — è sbalzato su in piedi, — ha stretto una mazza d'arme, — abbassa colpi a destra e a sinistra, si versa intorno al letto come serpente col suo corpo flessibile. Affannosa, — anelante, — pure ricupera la voce e, «Eustachio,» grida, «svegliati, difenditi, figlio mio... noi siamo morti.»