Filiberto adesso, ponendovi mente, ode rumore di guerra; — intende col guardo nelle ombre e poco si addentra; — all'improvviso un baleno illumina la città, il piano, quanto i colli circondano; e in quella subita luce vede, o pargli vedere, una zuffa, una fuga, un viluppo terribile di uomini e di cose.

Dico di cose, perchè discerne scorrere di qua e di là pel lampo certi grossi volumi bianchi che dando di cozzo alle tende, vi s'impigliano dentro e le fanno cadere: — poi la pèsta cresce; — diventano gli urli e lo strepito delle armi percosse più distinti; — di repente le mura di Firenze parvero circondate da una cintura vermiglia, e poco dopo rimbombò una scarica di cannoni grossi pel cavo dei colli. Allora si accòrse di quello che fosse; ma i capitani e i consiglieri non apparivano; — intanto il pericolo si accosta. Stava per dar fiato al suo corno, quando affannosi, mezzo armati, accorsero tutti in gruppo i principali dell'esercito in cerca di comandi. Filiberto nella urgenza del caso rinfranca l'animo smarrito; in presenza della morte il timore di morire lo abbandona; manda Pirro Colonna e il conte di San Secondo là dove più feroce conobbe essersi appiccata la mischia; spedisce messaggi ai colonnelli più lontani affinchè si armino, si stringano insieme e non si muovano se non ricevono avviso. — In questo ecco Baccio Valori come smemorato affrettarsi alla volta del principe, il quale, riconosciutolo appena al chiarore di un lampione, gli disse;

«Frate, tardi venisti... I Fiorentini non ci vonno lasciar dormire stanotte...»

«Oimè! — È il finimondo... il Morone mi spirò tra le braccia...»

«Il diavolo chiude le reti. — Vi ha egli lasciato nulla?»

E senza attendere risposta si volta a don Ferrante Gonzaga e gli comanda di calare verso il piano alla riscossa del colonnello di Sciarra; quindi riprese, come interrogando coloro che gli stavano attorno:

«Valenti uomini, guardate un po' costaggiù: — vedete quei corpi bianchi, — che cosa vi pajono?»

E tutti allora guardavano, — e non sapevano.

Allorchè meno se lo aspettano, ecco presso del principe prorompere un muggito; egli volta la testa e si contempla vicino un bove trafelato dalla corsa.

«Intendo» disse il principe, «messer Bacio; poichè il Morone è morto, il bove viene a profferirsi di compiere il numero dei miei consiglieri.»