Ed ecco Vico avanzarsi anelante, la persona di fango sordidata e di sangue, consegnare le lettere del Ferruccio e non potere profferire altre parole che queste:
«Leggete..., messeri..., trattanto io mi riposerò...»
Il Girolami ruppe il suggello e, trascorrendo le carte, con voci interrotte favella:
«La ribellione di Castel Fiorentino repressa: — il contado sgombro: — San Miniato ripreso: — Empoli munito: — copia di vettovaglia raccolta: — gli armati accresciuti; — qualunque impresa non minore all'animo che gli viene fatto grandissimo dalla certezza di salvare la patria.»
«Signore!» qui esclama messere Rafaello cadendo prostrato ed ambe le mani levando al cielo, «gran mercè; — tu senti pietà dei mali nostri e ci mandi Sansone a percuotere i nuovi Filistei.»
«Aggiungete», disse Vico che aveva ripreso lena, «che qua morendo abbiamo disfatto il colonnello del conte Pirro Colonna, ritolta la preda, condotto in città carni, farine, di ogni maniera vettovaglie e munizioni da guerra; — di prigionieri è ingombro il cortile.»
Bernardo da Castiglione, oltremodo acceso, ammonisce il Bartolino dicendo:
«Poc'anzi udimmo dal Pieruccio una stupenda sentenza; la donna ebbe fede nel miracolo, ed il miracolo le fa concesso.»
«Benedetta la vostra bocca, messer Bernardo», replicò il Carduccio: «noi siamo come san Pietro; la poca fede lo faceva annegare, la speranza gli indurò sotto le acque quasi selci della Gonfolina.»
E qui si affollano intorno a Vico, la gravità consueta dimenticano, chi una cosa gli domanda, chi l'altra; alle quali, come meglio poteva, dava Vico risposta: — quindi lacrime e gridi di esultanza e lodi e conferma di volere piuttosto morire che arrendersi a patti; — in somma un giubilo da non potersi descrivere.