Ma se, invano pietose sogguardando il mio sepolcro, quanto ora di me rimase coperto della terra, se il mio occhio non potrà vagheggiarvi, il mio labbro benedirvi, allora io mi contristo su la vita che manca come di un amico che mi abbandona, di un fiore che mi si appassisce tra le mani, — dell'amore che mi si disperse in un sospiro per l'aria.

Egli dormiva, e la vergine gli vegliava a canto, e considerando quella fronte pacata, la prese vaghezza di deporvi un bacio. Il bacio ebbe virtù di svegliare Vico, che glielo rese tremante su i labbri. Gli angioli poterono vedere cotesto atto senza velarsi con l'ale la faccia, imperciocchè eglino si amino di pari amore nel cielo. — La musa rivelò al poeta la natura angelica: due anime le quali di amore continuo si sieno amate sopra la terra lassù nel paradiso formano un angiolo[233].

Ed intrecciando le braccia i due giovani si recarono nel giardino, dove la vergine gentile si deliziava nel contemplare le stelle, e sovente veniva così richiedendo il fidato suo amico:

«Come hanno nome cotesti astri tanto splendidi all'occhio?»

«Perchè fu donna che amò di forte amore, vide Berenice della sua chioma ornato il firmamento e resa per quelle stelle immortale...»

«E quell'altra così tremolante, così gioiosa, come si chiama ella?»

«I nostri padri essendo pagani, immaginarono una dea della bellezza ed a lei consecrarono la stella gioconda che tu vedi. Se come leggiadra di forme, l'avessero finta casta nel cuore nessuno dio avrebbe vinto in questa terra il culto di Venere. — Amore è anima del mondo — amore è mente che governa il creato...[234]»

«Oh! amo le stelle anch'io, — e chi le creava, — e te.»

«Lena, deh! non oppormi Dio per rivale. Io non lo voglio: può ella la creatura contendere col suo Creatore?. — Egli flagella i fianchi della montagna con i suoi fulmini; egli col soffio delle narici sconvolge l'oceano... come potrò io dunque venire in paragone con lui, — io atomo di polvere nella mano di un gigante?.

«Sta pur sicuro, Vico: perchè se quando mi volgo al cielo o lo contemplo nella sua pompa di luce a te prepongo il Creatore, allorchè poi rimiro la terra e vi scuopro il delitto e la sventura, te... Dio mi perdoni!... te sopra Dio riverisco. La tua vita è piccolo rio, e non pertanto le sue acque scorsero sempre conforto agli uomini tuoi fratelli...»