«Veramente io il dolore non avrei creato nè la morte, vedi, Annalena: quanto sta la colomba a batter l'ala, tanto duriamo noi nella vita, e nondimeno così può contristarcela l'affanno da farla parere eterna.»
«Oh! io conosco un asilo alla sventura, Vico, — il capo riposando sopra il tuo seno... ma la morte... io l'odio.»
«Sì; orribile è la sua immagine; — la sua presenza non vince l'aspettazione; — Le mani mi pongo sugli occhi per non vederla schifosa su la faccia del giovine e del vecchio; — però l'occhio del pensiero non si chiude, e quando mi figuro il verme là dove un giorno deposi il bacio dell'amore, e la putredine là dove libai un alito che mi rinfrescò l'anima... io non so accordare l'idea del sommo bene col creatore della morte.»
«E non pertanto io conosco uno stato peggiore assai della morte.
«Oh! anch'io lo conosco, — e me lo insegnò la paura.»
«Quale?»
«La vita senza te.»
«Voglia la Vergine santissima salvarmi da questo misero stato!»
«Cristo mi tenga lontana tanta tribolazione!»
«Non la desidero a te, — ma vorrei non sopportarla io. — Gemi? — Perchè gemi, Annalena? Forse ti offesi?»