«Oh! no; — mi piace gemere: tutto è mutato in me; — rideva prima, ma dacchè ti conobbi, sospiro e sento quanta maggiore dolcezza comprendano i gemiti che i sorrisi: — non gli muove timore, — non desiderio o dolore, — pure io sento un fremito interno che mi sforza a piangere, — ad amare gli uomini, gli animali, le cose inanimate, perchè tu mi ami...; di' mi ami, Ludovico?»

«E non te lo dissi le mille volte? e non lo vedi? e nol sai?»

«Lo so, — ma poichè una esultanza ineffabile mi scende al cuore nel sentire dalle tue labbra che mi ami, — così godo ascoltare perpetuamente ripetuta questa vibrazione armoniosa; i' fo come il fanciullo che mai non si stanca dal gridare un nome per intenderlo ripetuto dall'eco della caverna.

«Ma il mio cuore non è mica una spelonca vuota, — il grido che ti rimanda non è l'eco della tua voce, — egli possiede voce propria e potente come la tua,»

«Sì, — nè io voglio cederti in amore — nè desidero che tu me.... i nostri cuori sono...»

«Due creazioni gemelle di un medesimo pensiero...»

«Un suono mandato da due corde compagne. — Scambievolmente ci tengono luogo di tutto, — di padre, — di madre, — dei parenti più cari; — all'uopo ancora potrebbero tenerci luogo di paradiso — e di patria.»

«Di paradiso forse... di patria no...», disse una voce forte e profonda che spaventò i due amanti; e al tempo stesso videro sorgere dalla terra uno spettro in atto minaccioso. Annalena si stringe ai fianchi di Ludovico e glieli abbraccia trepidamente esclamando:

«Un'ombra! — un'ombra!»

«Non sono ombra, carne ed ossa bensì, come siete voi, — se non che voi sentite la vita amando, ed io per le percosse che tutto giorno ricevo dai miei fratelli....»