«O Pieruccio, siete voi? O che fate accovacciato qui dentro al giardino?»

«Pieruccio è nome di una miserabile cosa, di una infelice cosa; non vi par egli, fanciulli? Dov'è il padre del Pieruccio? — il figlio non conosce il padre, il padre il figlio... e la madre? La madre, appena nato lo depose sopra un letto di pietra, — non si voltò a guardarlo, non gli porse la mammella; s'ella non lo spense, non la mosse amore per lui, ma paura di pena per sè, imperciocchè lo aborrisse, come una testimonianza vivente della sua vergogna. Il padre del Pieruccio abita nei cieli, — nè la sua voce fioca giunge tanto alto, — e Dio non si curva per ascoltarla. I gradini di Santa Croce furono i guanciali che lo raccolsero infante, il cielo di gennaio gli fece una copertura di neve, i cani ululando per la notte salutarono la sua nascita. Ahi, povero Pieruccio! La natura mi benedisse sul capo col pugno chiuso, onde la mia mente rimase ottenebrata, quasi un giorno d'inverno breve e nebbioso. — E la sua vita? Oh la curiosa vita che mena Pieruccio! — udite e ridete: — perchè egli non ha cervello, gli uomini assicurano non appartenere alla specie umana, e percotendolo lo cacciano fuori delle loro adunanze; — i cani per via gli si avventano e il mordono, nè lo vogliono tra loro; perchè non ha quattro gambe... O Dio, concedimi mente serena e mutami anco in verme, se vuoi; — io meno la vita di Cristo flagellato alla colonna; — cotesta e' fu una dolente giornata anco per lui — seimila seicento sessantasei battiture! Io non pertanto vinco Cristo in percosse... Adoratemi, io sono il re del dolore...»

... fu trovato seduto davanti la tavola, — tenendo con le mani a guisa di tanaglia grancito il cranio del figliuolo; — vollero allontanarlo da cotesto spettacolo;... Cap. XVI, pag. 401.

E così continuava fino all'alba, se Ludovico non lo interrompeva domandando:

«Ma come qui a quest'ora, Pieruccio?»

E Pieruccio, stringendosi con ambe le mani la testa, quasi per adunare i pensieri vaganti, rispose:

«Se la mente senza mia colpa mi si è guasta, il mio cuore arde di carità per la patria: — io non ho padre che mi abbia baciato, ma amo l'Arno che dissetò la mia gola inaridita; — io non ho madre la quale mi abbia allattato, ma sopratutto mi è caro il campanile di Giotto, che mi riparò con la sua ombra nei giorni di estate. Fiorenza, tu sei la madre mia: — potessi salvarti col mio sangue, non mi parrebbe essere uscito in questo mondo invano! Un tuo figlio snaturato si muove ai tuoi danni, e le genti lo venerano vicario di Dio su questa terra: — io ti disseterei col mio sangue, e la gente mi chiama pazzo!... non importa; — potessi almeno salvarti!»

E qui taciutosi alquanto, si volge improvviso ai due amanti favellando con incredibile velocità: