«Non ve lo dissi un'altra volta? — amatevi, affrettatevi ad amare; — che significhi essere amato non so, ma il mio cuore mi rivelò essere l'amore di donna dolcezza di paradiso; — vuotate di un sorso la coppa, — inebbriatevi — e morite, perchè in verità i giorni ci sovrastano nei quali le donne diranno: Beate le sterili, beate le mammelle che non hanno allattato; — e le genti imprecheranno ai monti: — Cadeteci addosso; — e ai colli: Copriteci[235]. — Il tradimento c'inviluppa nelle sue spire, come il serpente dell'Apocalisse.»

«Tradimento! in nome di Dio, di quali traditori favellate, Pieruccio?»

«Dei traditori ch'io conosco, e qui verranno quando la campana dei Priori avrà battuto mezza notte: io gli ho ascoltati, essi favellano del papa, del Malatesta e dei maggiori cittadini di Fiorenza; convenuti ormai nel tradimento, e' pare che non si accordino sul prezzo e sul modo. Giudei che contendono per la veste di Cristo prima di metterlo a morte; veggo i sembianti, — intendo le parole, — e non so come punirli: se mostro la mia faccia al popolo, m'inseguirà co' sassi: se mi presento alla Signoria, ella, come pietosa, mi farà chiudere nell'ospedale, ed io chiuso mi sento a morire, la poca luce del mio intelletto si spegne quando manco di aria e di libertà; — solo non valgo, ch'essi sono troppi e certamente troppo bene armati; — avrei potuto tamburarli, — ed invero, quando la notte si fece nera, studiati i passi, ogni lume schivando, io mi condussi spesse volte in Santa Fiore con la cedola dell'accusa, — ma giunto alla colonna, mi venne meno il cuore.... Io non so accusare di nascosto; — mi parrebbe di restare confuso con quei tristi che uniscono all'accusa la mezza moneta per guadagnare il quarto della multa. — Io mi pasco d'erba, e non mi sembra amara; ma il pane comperato con quel prezzo mi saprebbe di sangue. — Così vedo annegare la madre mia e non posso soccorrerla; se alcuno mi avvisassi di chiamare in aiuto, mi darebbe di una mano sul volto dicendo: — Pazzo, tu sogni. — Oh! venite e vedete se fu dolore uguale al dolor mio.... La patria annega, — già sparisce, — è sparita, sola una mano tende fuori delle acque, — il vortice la travolge, — e tutto è finito.»

«Per amore di Dio, favellate, Pieruccio! Non mi celate nulla: — amo la patria anch'io, — e per salvarla darei la vita.»

«Tu un giorno mi medicasti la testa; ora mi sani il cuore: — io voglio abbracciarti; — non mi sprezzare, — non percotere, veh! il povero Pieruccio, — bada a non mi avvilire, e la mia mente si farà serena e t'insegnerà il modo di svegliare la patria su l'orlo dell'abisso. Or dunque sappi avere Malatesta Baglioni imbandito una mensa e chiamato a convito i maggiorenti della terra; sai tu di che sono composte le vivande che pose loro davanti? Delle membra della nostra patria. — Affrettati, va; colà troverai un amico del tuo defunto genitore, Dante da Castiglione: — quivi incontrerai ancora Ludovico Martelli: — di' loro che qui vengano teco, e qui verranno; se possono condurre compagnia, sarà meglio, altrimenti vengano soli, ma non dimentichino l'arme: — va, — vola.»

«Ma se venissero», soggiunse Ludovico esitando, «e non trovassero i congiurati..., non penserebbero che io mi fossi fatto beffe di loro?» Pieruccio la dubbiezza del giovane considerando e vedendo quanto poca fiducia le sue parole inspirassero, sentì assalirsi da insopportabile fastidio per la vita; onde volgendo i passi vicino ad un albero, mormorò: «Io valgo meno di un cane morto»; e sollevati gli sguardi aggiunse: «Albero, albero, prestami un ramo, io ti darò un frutto... che tu non portasti fin ora... un tristo frutto in verità... un'anima disperata dentro un corpo disfatto....»

«Consolatevi... io vado...»

«Va dunque, — ma prima ascolta queste mie brevi parole. Sai tu bene che voglia dir pazzo e che dir savio? Se pazzo è quegli che sul pericolo, addormentandosi, confida a mano ignota la spada che può ferirlo, le chiavi della città allo straniero..., già non sono io il pazzo. — Tu ti pensavi savio dubitando delle mie parole e ricusando l'andare; eppure fa il tuo conto: andando, forse getterai i passi e avviserai la gente di un pericolo vano: e per altra parte forse tu scoprirai un tradimento, la patria pericolante sosterrai, a mille cittadini la roba salverai e la vita. Or, se tu fossi savio, ti par egli che tra queste due vicende si possa tentennare, tra la permanenza e l'andata? Prima di credere pazzo il tuo fratello, pensaci due volte, e sappi che sovente i consigli di coloro che il mondo reputa savi appaiono miserabili all'alienato di mente: — adesso vola.»

E Ludovico senz'altre parole aggiungere si poneva tra le gambe la via. Intanto il cielo aveva mutato aspetto, — l'aria si era fatta uliginosa, e d'ora in ora l'agitava un vento soffocante come l'alito del deserto; via trasvolando pel cammino abbandonato, Ludovico udiva sibili spaventevoli, gemiti arcani d'ignoti addolorati. All'improvviso quel vento con subita vicenda percuote le orecchie a Ludovico di suoni e di canti; e quella vicenda, oltre all'essere súbita, riusciva ancora incresciosa, imperciocchè quel vento non sembrasse destinato a trasportare profumi e melodie, sibbene guaio di gente diserta. In fondo del sentiero ecco si mostra un palazzo di cui i contorni confondendosi col buio della notte, sembrava infinito; — dalle aperte finestre scaturiva un chiarore vermiglio, — come di sangue, — uguale a quello della mano posta dinnanzi alla fiammella del cero; — traverso a quel chiarore passavano e ripassavano rapidissimi corpi neri, di forma fantastica, sicchè la mente superstiziosa lo avrebbe creduto una dimora infernale, un pandemonio, un luogo di ritrovo dove le incantatrici si fossero adunate a celebrare il sabbato nefando.

Ludovico entra nel palazzo, e mescolatosi con la turba dei servi, gli riesce penetrare inatteso nella sala del convito.