L'animale che in prato pascola o in bosco non ti percuote mai di ribrezzo, come la mandra degli uomini seduta intorno alla mensa, dove, spento il naturale desiderio di cibo e di bevanda, attende a divorare per istupidirsi, a bevere per inebbriarsi. La più parte dei commensali di Malatesta erano ridotti in questo miserabile stato, — con gli occhi rilucenti e smarriti; dipinti in volto di un colore che sembra composto d'ira, di feccia di vino e di sangue; — i muscoli tumidi e avviluppati per entro un vapore denso uscito dai cibi, dall'alitare, dal trasudare dei corpi e dalla polvere, — l'aureola del baccanale; — e secondo quello che bene osserva uno scrittore, alla fisionomia degli inebbriati col perdere della ragione venendo meno la somiglianza umana, ti sarebbe parso vedere un convito di fiere. Chi moveva al vicino una domanda e, senza attendere risposta, tre o quattro ne replicava; chi senza essere interrogato rispondeva; — alcuno, immaginando favellare alla brigata che lo ascoltasse, narrava i suoi viaggi, gli amori e le avventure a cui niuno poneva mente; — l'altro, mugghiando con un bicchiere nel pugno, Messeri, gridava, messeri! — e subito dopo barcollando cadeva, e il vino rovesciandosegli per la faccia e pel seno, singhiozzando aggiungeva: Ahi sono morto! mi hanno assassinato! — e tutti dintorno esclamavano tra scomposti sghignazzamenti: Lo hanno assassinato!

Fu veduto uno dei Corsini, reso per troppo bere come di pietra, di repente prorompere, percuotere col pugno un vaso di cristallo, mandarlo in minutissime scheggie, ferirsi in più parti la mano, e con quanta lena gli poteva la gola si pose a gridare: «Viva Fiorenza! — viva la Repubblica, o morte!» Poi la destra accostandosi alla fronte, parve che in cotesto sforzo avesse sudato sangue.

Nel tumulto mosso da quel grido uno degli Orlandini, scoprendo l'animo suo con tanto studio fino a quel punto celato, rispondeva:

«Non importa alternare la scelta tra repubblica e morte; avremo ambedue: almeno co' Medici non ci mancava pane.»

«E i traffici andavamo meglio. — Nè i balzelli erano tanti. — E poichè abbiamo creato un re, potremmo ancora accomodarci di un duca...»

«Chi re?»

«Cristo abbiamo eletto re.»

«Con venti fave contro. A patto che i Medici vadano subito in paradiso, io darò la fava bianca per farle principi.»

Il Corsini, — quel desso del pugno percosso sul cristallo, — levandosi in piedi col volto insanguinato, — le membra gigantesche componendo in atto di lanciare una pietra nell'alto:

«Io non vo' principi; ho dato contro Cristo la fava nera nel 29, e non vo' principi. Sapete voi Cristo che è? — Cristo è un proverbio.»