Indi a breve, standosi i circostanti attentissimi, comparve un personaggio col quale abbiamo conoscenza antica, Bindo di Marco, detto il Gorzerino, in sembianza di araldo; vestiva la cotta dell'arme col giglio rosso sul petto, portava in mano un pennoncello bianco sul quale era dipinto Marzocco, o vogliamo dire lione incoronato; entrò con gentile baldanza, salutando con bellissimo garbo a destra e a sinistra i baroni adunati sotto la tenda del principe, non già per paura di oltraggio che gli venisse fatto, siccome talvolta avveniva ai messaggeri che felloni e misleali cavalieri giunsero perfino a seppellire vivi, ma perchè egli fu quanto animoso, altrettanto cortese; e in questo modo fattosi appresso al principe, gli consegnò una carta piegata stretta da due nastri verdi in croce con tre suggelli: — in mezzo il suggello della Signoria col nome di Cristo re della Repubblica Fiorentina; da un lato quello del Castiglione, tre cani bianchi in campo rosso; — dall'altro quelli del Martelli, grifo rampante in campo rosso. Il principe, tolto il piego, accennato col capo quasi per impetrare licenza, e poi non l'aspettando, secondo il costume dei grandi signori, ruppe i suggelli e lesse:

«Al magnifico e strenuissimo signore Filiberto di Chalons, principe di Orange, dell'esercito di S. M. Carlo V imperatore dei Romani capitano generale, ecc. — Avvegnachè per debito di onore e per altre cause più latamente spiegate nel nostro cartello di sfida ci corra l'obbligo di provocare a duello Giovanni di Pierantonio Bandini, gentiluomo fiorentino che di presente milita nel vostro esercito sotto le mura di Fiorenza, facciamo istanzia alla Magnificenzia Vostra onde ci conceda campo franco, libero e sicuro a tutto transito, dove possiamo ognuno di noi con nostra comitiva, cavalli, armi ed arnesi, venire, stare e con le armi definire a piena oltranza la nostra querela per lo tempo che parerà alla Magnificenzia Vostra dal dì che sarà accettato dalla parte provocata, e partire liberamente; che della grazia, ecc. — Anno Domini 1529, oggi 1 del mese di marzo. — Ludovico di Giovanfrancesco Martelli, — Dante di Guido Catellini, Diotisalvi, Filettieri da Castiglione, gentiluomini fiorentini.»

Terminata la lettura, il principe soggiunse:

«Io per me sono troppo amico del giuoco, onde impedirlo altrui con giustizia; perchè finalmente, vedete, cavalieri, il duello è proprio giuoco dove invece di ducati mettiamo per posta la vita. Araldo, voi potete esibire il cartello.»

L'araldo inchinatosi umilmente domandava:

«Mi concederà la Magnificenzia Vostra ch'io faccia chiamare il provocato pel campo a suono di tromba secondo le forme prescritte dal codice della cavalleria?»

«Non importa; chiamatelo a voce sommessa, imperciocchè io pensi non debba essere molto lontano, ed egli risponderà certo alla vostra citazione.»

Allora l'araldo si recò sul limitare della tenda e ad alta voce chiamò: