Alla porta a San Miniato Ludovico, tratto in disparte il capitano, ch'era dei suoi amici, gli dette la parola, e di leggieri ottenne che, levata la saracinesca, lasciasse passare il Bandini, il quale gli fece intendere essere un suo fante che si recava segretamente a certe sue possessioni per cavare danaro colà sotterrato, per impiegarlo in benefizio della città. Ludovico accompagnò dieci passi forse il Bandino fuori della porta; — quivi fermatosi parlò:
«Noi non possiamo fare altro cammino insieme. Rasentate le mura a sinistra, — studiate il passo e sarete salvo. — Domani manderò la sfida e chiederò il campo a messere lo principe... badate di non ricusarla....»
«Tale e così insopportabile obbligo ho teco per avere salvata la mia vita, che in nessun altra maniera potrei sdebitamene, se non che togliendoti la tua. Il mio odio diventò, pel tuo benefizio, immortale. Apparecchiati a morire.... Addio.»
CAPITOLO VENTESIMO IL GUANTO
Il cavaliere era armato fuori che la mano e la testa, e viene avanti al re con la sua spada cinta. Egli saluta il re, anzi gli dice: — Me a te mi manda il più valente uomo che oggi viva, — e monsignore ti sfida.»
Tavola tonda, c. 54.
«Un araldo da Fiorenza domanda favellare al magnifico capitano generale:» così parlò un maggiordomo entrando con grande ossequio nella tenda dove il principe Orange stava ridotto a parlamento co' più notabili del campo.
Filiberto senza punto scomporsi rispose:
«Si presenti.»