«Amen, fratel mio», rispose Ludovico, e fissava Dante nel viso come meravigliato; e Dante sorridendo favellò:
«Vi paio strano, Ludovico? E' mi son fatto radere il barbone[245], onde riuscire meglio spedito, imperciocchè ho pensato essere cosa men trista lasciare in questo duello la barba che la vita. Or andiamo via, chè frate Benedetto ci attende.»
Entrarono in chiesa, dove frate Benedetto da Foiano, ministrando loro il sacramento della Eucaristia, gli riconciliò con Dio; poi, confortati dell'acqua benedetta sparsa sopra di loro con acconce orazioni, quinci si tolsero per incamminarsi al convegno.
Comecchè immenso popolo di parenti, di amici, d'uomini di arme e di cittadini tenesse lor dietro, la compagnia destinata a seguitarli fuori delle porte si ristringeva al numero determinato nella licenza del principe. L'ordine era il seguente, secondo che narra Benedetto Varchi diligentissimo storico: andavano innanzi due paggi vestiti di rosso e bianco sopra due cavalli bardati di corame bianco, e poi due altri paggi parimenti abbigliati sopra corsieri grossi di lancia; dietro ai paggi due araldi, uno del principe di Orange, l'altro del Malatesta, i quali andavano sonando continuamente le trombe. Dopo di loro venivano il capitano Giovanni da Vinci, giovane di forme colossali, padrino di Dante, e Pagolo Spinelli, soldato vecchio di moltissima esperienza, padrino di Ludovico, e messere Vitello Vitelli, padrone di ambedue, se per sorte gli avversarii, mutato consiglio, avessero eletto di combattere a cavallo. Seguivano Dante e Ludovico sopra destrieri turchi di maravagliosa bellezza; vestivano su la corazza una casacca di raso rosso con la manica squartata di teletta; avevano calze di raso rosso filettate di teletta bianca e soppannate di teletta di argento, e in capo un berrettino rosso con un cappelletto di seta pur rosso, ornato di uno spennacchino bianco. Ai piedi di ciascheduno dei combattenti camminavano sei staffieri vestiti nel modo stesso degli altri a cavallo, cioè di raso rosso squartato il lato ritto e la manica ritta di raso bianco, e le calze soppannate di teletta bianca, e le berrette, ovvero tôcchi, di colore rosso: dietro loro, ma non per uscire, parecchi tra i più prestanti capitani della milizia fiorentina, e quindi carriaggi e muli carichi di tutte quelle cose che loro potessero abbisognare così al vivere come all'armamento tanto a piè quanto a cavallo; imperciocchè, abborrendo servirsi delle offerte dei nemici, portassero seco pane, vino, biada, paglia, legna, carne di ogni sorta, di ogni ragione uccellami, pesci di molte qualità, confezioni di tutte le maniere, padiglioni co' fornimenti e masserizie di qualsivoglia specie, infino l'acqua; — non mancarono il prete, il medico, il chirurgo e in fondo due lettighe o piuttosto bare portate a spalla da otto uomini vigorosi, onde potere in caso sinistro traslocare i feriti. In questa guisa pervennero in piazza dei Signori, dove si era adunata inestimabile moltitudine di gente per vederli passare; la Signoria, anch'ella, comunque dimesso l'abito magistrale, stava sopra i gradini del palazzo salutandoli e con ardentissimi voti accompagnandoli: piegarono in Mercato Nuovo, poi volsero a mano diritta percorrendo la strada di Borgo Santi Apostoli; svoltato il canto delle Case Buondelmonti, riuscirono in piazza Santa Trinità, non anche infame per la colonna su la quale Cosimo I poneva una figura armata di spada, quasi angiolo sterminatore di qualunque pensiero che non fosse di servitù!
Da questo punto, chè amore aguzza la facoltà visiva, a Ludovico riuscì distinguere un volto tra i tanti affacciati ai balconi e sì forte quella vista lo scosse che, a sè traendo con atto convulso le redini, costrinse il buon cavallo tormentato nella bocca a dare di uno sbalzo subitaneo indietro, per cui egli ebbe a rimanere tolto di arcione. Molti lo tennero per sinistro augurio; egli, comprimendo l'acerbità della passione, si aggiusta in sella e seguita la via. Quel volto intanto appariva più prossimo e si mostrava pallido, addolorato quanto quello della madre di Cristo a piè della croce. Giunto sotto il balcone, Ludovico levò arditamente la faccia, vibrò uno sguardo feroce, e al tempo stesso, stesa la mano, accennò una delle bare portate alla coda del convoglio. Il volto diventò bianco — ed abbassandosi sparve.
Siccome Dante e gli altri della comitiva a destra e a sinistra riverivano con le mani le gentildonne e i cittadini fattisi ai balconi, così nessuno si accorse dell'atto di Ludovico, tranne Giannozzo, il quale camminava alla staffa del suo signore. Ludovico nel declinare del capo si avvide, incontrando gli occhi del vecchio servo, che aveva ormai un testimonio al suo amore.
Quel volto era di Maria, che, mal potendo sopportare il cenno disperato, svenne cadendo sul pavimento; riavutasi dopo lunga ora, si prosternò agli altari, ma gli altari non le davano più pace: — non sapeva per cui pregare; — chi dei due combattenti vincitore desiderasse, esitava dire a sè stessa; — cominciava un'orazione ardentissima perchè i santi e la Madonna impedissero il duello; ad un tratto, presaga che non varrebbe, la smetteva; allora ne principiava un'altra, affinchè il Bandino vincesse, e la concludeva supplicando che il Martelli superasse: — cuore mortale non sostenne mai più fiera contesa; — però dal fondo dell'affanno sentì nascere una quiete, — forse foriera della tomba, — ma pure quiete: dall'incessante paragone tra Ludovico e Giovanni conobbe a prova la gentilezza del primo, l'animo scellerato del secondo: — quegli, sapendola amante di altro uomo, la propria vita sagrificava alla patria ed a lei; questi, dubitandola infedele, conservava la sua per vendicarsi, lei trucidando e contro la patria proditoriamente combattendo; — l'uno, avendo grave argomento a rampognarla, non usò parola che potesse avvilirla, o se alcuna ne adoperava, quasi suo malgrado gli era traboccata dal cuore colmo fino all'orlo; l'altro invece a piene mani le aveva gittato sopra il volto la infamia: — assai più cose penetrò col pensiero, e all'ultimo le parve la sua anima spogliarsi quasi di una nebbia incresciosa e distinguere intera la bruttezza morale del Bandini; a cagione del contrasto singolare della nostra natura, le dolse la scoperta, — volle riporsi la benda che la tenne accecata; — invano: — lo spirito, come uccello sfuggito dal carcere, abborriva riprendere i lacci della passione: — fabbro umano — nè forse divino, — vale a racconciare il giogo spirituale rotto una volta ch'ei sia; — natura ed arte non conoscono balsamo che sappia riunire i margini delle ferite dell'anima: — ella non amava il Martelli e già sentiva di abborrire il Bandino.
La cavalcata continuando il suo cammino, scorsa la strada di Parione, si avviò al Ponte alla Carraia; procedevano silenziosi in balìa di pensieri diversi, quando all'improvviso il Martelli, fermando il corsiero, si piegò sull'arcione per contemplare anche una volta la diletta sua patria. Il sole non coloriva ancora de' suoi raggi l'estremo emisfero, — la città, rischiarata dalla prima luce del giorno, appariva quasi ninfa montanina scesa su l'alba dai colli di Fiesole per bagnarsi le membra nei lavacri dell'Arno, e le infinite ville biancheggianti di cui andavano popolate le prossime colline avevano sembianza, di un gregge di capre sparse pei balzi della pastura della menta e del timo: — all'improvviso spunta la luce, e spuntata appena, ecco percuote le finestre lontane dei palagi e i merli delle torri, — balena una immensa quantità di fiammelle, si suscita quasi un incendio, e l'aspetto della città di umile diventa superbo. Allora si mostrò Firenze nella pienezza della sua gloria, quasi regina cinta la testa di corona di gemme scintillanti; — donna augusta, signora di provincie seduta sopra il dorso del leone... Onde, preso da tenerezza e da orgoglio, scese da cavallo, si prostrò a mezzo il ponte e, chinato il volto, baciò la terra esclamando:
«Salute, o patria, salute!»
Quindi, tornato a cavallo, la salutò con la mano aggiungendo: