«Il mio destriero a me...»
Il soldato glielo guidava; egli vi salì sopra veloce come baleno, e al tempo stesso stretta la mano all'uomo di arme, gli disse:
«Gran mercè! — non vi sconfortate; — io ho ben pensato anche a voi...»
«Andate e vincete», rispose il vecchio, «e se san Giorgio non dimentica di essere santo, vi darà vittoria; io vi aspetterò qui senza bere nè mangiare finchè non siete tornato... e se non tornerete più... ebbene, io mi lascerò morire di fame...» — e non versò una lacrima nè mutò sembiante, ma si avviluppò nel mantello e si stese per terra come uomo deliberato nel suo proponimento.
Si aprono le porte; — i poveri della contrada, uomini, donne e fanciulli insieme confusi, urtantisi, affollati, erano accorsi a salutare il buon cavaliere, il benefattore di tutti: — «Dio lo benedica! — Dio gli conceda la vittoria!» si udiva mormorare da ogni parte; e quando se lo aspettava meno, si vide vicina la vedova, la quale traendo seco una giovanetta sul fiore degli anni, gliel'additava dicendo: «Vedi, cotesto è il gentiluomo che ci ha salvato dall'avvilimento e dalla infamia.» — Sicchè, gentile com'era, Ludovico si tinse di rossore e dette degli sproni al cavallo per sottrarsi a tanta confusione.
Quando il destriere, percorso buon tratto di via galoppando, si pose a passo più lento, udì dietro a sè uno schiamazzo indistinto di voci umane. — ma chiaro e continuo il latrato del cane, e,
«Odi», disse a Giannozzo, «il grido e forse l'amore del mio Italo superano quelli degli uomini; e' mi manda da lontano il suo ultimo addio.
La piazzetta di san Michele Berteldi ingombravano infinite persone. Dante, abbigliato secondo il convenuto, se ne stava circuito dalla sua comitiva, motteggiando e aspettando; allorchè gli fu presso Ludovico, smontarono entrambi, e, strettasi la mano, così il primo favellava al secondo:
«Dio ci mandi il buon giorno!