«O madonna Maria, vi prenda pietà del vostro figliuolo, comandategli vivere, ditegli di non ispegnere seco la inclita casata vostra, ordinategli che vi dia un nipote, — ordinateglielo voi, madonna mia, perchè la voce del vecchio servo non ha potenza sopra il suo cuore..., parlategli... parlategli voi, madonna, altrimenti ei si lascia morire.»
Ludovico chiudeva gli occhi e declinava il capo, — la sua mano poco a poco calando depose il ritratto, avendo cura di voltarlo dalla parte opposta.
Giannozzo, a caso guardando sopra lo scrittoio, fissò lo sguardo sopra l'altro ritratto; egli era di donna maravigliosamente bella, ma non si ricordava averla mai incontrata; onde, dopo lungo meditare, quasi lui non volente, parlò:
«Questa donna io non conosco. — E come si chiama ella?»
Ludovico, balzando in piedi, come se lo avessero toccato con carboni ardenti, gridò imperversato:
«Si chiama angiolo, si chiama demonio; — questa donna è colei che mi toccò il cuore e me lo fece di pietra — questa è colei che nella sua mano atroce strinse i palpiti, le immagini, le soavi illusioni della mia giovanezza, e mi rese le cure nei tardi anni, la sazietà delle cose create, il fastidio di me medesimo.... maledetta l'ora in che i nostri occhi s'incontrarono... e sii maledetta tu stessa; — così potess'io cacciarti dal mio seno, come ti lancio fuori della mia casa; — qui si accostando al balcone ne schiudeva furiosamente le imposte, pur tuttavia esclamando: Va, ogni uomo ti calpesti — ogni sozzura ti contamini. — E levò la mano in atto di gettarlo, e subito dopo lasciando cadere abbandonata la mano, con parole interrotte riprendeva: «Ahi stolto me! misero me! Maria... perdono! — Io non so più quello ch'io mi dico o ch'io mi faccia; io ti amo... fuori di misura io ti amo; per te bestemmiai il mio Creatore, ma per te prima imparai ad onorarlo; — per te soffersi e tuttavia soffro tormenti di dannato, ma per te mi deliziai di voluttà divina; — ed io ti accuso a torto, — sono ingiusto con te; — tu ami il Bandino e lo detesti; colpa del destino, non tua; — tu rodi questa passione come un destriere il suo freno, e, misera! non ti giova, chè il morso del destino non si rompe... — Giannozzo, per quanto amore porti al tuo Dio, insieme a quella di mia madre farai che questa immagine mi riposi sul petto. Maria si chiamò la diletta mia genitrice, Maria anch'ella si chiama; — entrambe amai... ad ambedue eressi un tempio nel mio cuore, nè ben distinguo chi più di loro mi sia cara, — tanto l'amore di sviscerato figlio si confuse con quello di amante, — per loro io vissi, per loro io perisco: — queste due immagini deposte sul mio cuore compongono la storia della mia vita; — la prima lo ha fatto palpitare, — la seconda palpitare troppo... — e si è rotto... Ch'è questo? — ch'è questo, Giannozzo? — Il suono della tromba? — Per Dio, mi aspettano... su via... affrettati... presto. Io che ho sfidato non avrei dovuto comparire secondo alla chiesa di San Michele Berteldi.»
E tosto di armi apparecchiato e di vesti si cacciò giù a gran furia per le scale; giunto all'estremo gradino, il suo cane fedele saltò fuori della casuccia e, le zampe deretane puntando in terra, quelle davanti tenendo levate col collo teso, faceva prova di rompere la catena per arrivare al suo signore.
«Italo!» esclama il Martelli, «povero Italo! tu mi ami davvero; dicono la tua anima morirà col tuo corpo; se così è, me ne duole non tanto per te, quanto per colui che ti creava: — la tua anima meriterebbe sopravvivere al sepolcro più che migliaia di anime umane...» Così discorrendo, con la mano gli liscia la testa; e il cane si distende, si voltola sul pavimento, poi balza in piedi scrollando la testa, e come per vezzo mordendo dolcemente la mano a Ludovico; allorquando poi questi procedendo oltre si allontanava, la bestia amorosa si pose a guaire come se lo avessero ferito a morte.
Scese nel cortile; quivi lo attendevano i servi vestiti a festa; — la mestizia dei volti in molto strana maniera contrastava con la vaghezza degli abbigliamenti: — appena lo videro, lo circondarono e, piegati i ginocchi in diverse attitudini e pur tutte pietose, gli domandarono la benedizione.
«Sono io per avventura vescovo o papa, che possa darvi la benedizione?» gridava egli tentando liberare le mani e i lembi della veste dal bacio dei suoi servitori; — e mentre profondamente intenerito mal s'ingegna a sostenere cotesta scena, leva gli occhi, e gli occorre davanti l'uomo d'arme mutilato, il quale con la mano che gli era rimasta reggeva pel freno il suo bellissimo cavallo turco, e alle continue scosse del focoso animale se ne stava immobile quanto i colossi di Castore e Polluce sulla piazza di Monte Cavallo a Roma.