... Maria precipita genuflessa fra mezzo quei due furibondi, e li tenendo, quanto ella ha lunghe le braccia, discosti,... Cap. XIX, pag. 442.

E Giannozzo volge anch'egli lo sguardo per vedere se discerne qualcheduno; nè lo vedendo, susurrò a fior di labbra: «Eppure io vi amo come figliuolo.»

«Sì... ma....» nè aggiunse parola Ludovico; non pertanto il cuore del vecchio concepì intera l'amarezza di coteste parole, e gemendo esclamò:

«Pur troppo la vostra anima abbisogna di più forte affetto... e più gentile....»

Successe lungo silenzio. Ludovico, crollata prima alquanto la testa, riprende:

«Senti, Giannozzo; — io non morrò — forse; — per me sta la buona causa e Dio: non pertanto la vita è fragile cosa, — fragilissima poi quando la commetti al filo di una spada; — un passo in fallo... una tarda parata... un battere di palpebra, e il ghiaccio dello stocco nemico ti penetra nelle viscere; — e il destino sta chiuso nel pugno dell'Eterno, ed in questa incertezza di morte parmi ufficio di buon cittadino avere riguardo a tutto.... Però ascoltami.... Non volli scrivere per l'appunto ogni cosa... sarebbe parsa vanità...; molto mi è forza commettere alla tua fede. — Alla povera vedova la quale veniva ogni sabbato di nascosto per la elemosina darai cento fiorini d'oro per servirsene ad accasare la figliuola con qualche onesto artigiano il quale valga a farle le spese; ella conserva la superbia della passata fortuna, — confortala di accomodarsi ai tempi, — rammentale che il pan bigio acquistato col sudore della fronte nudrisce le viscere, mentre il pan bianco comprato a prezzo d'infamia si converte in cenere e non passa la gola. — All'uomo di arme mutilato il quale sovente si ripara qui in casa come la rondine inferma al suo nido, darai ad abitare una stanza al secondo piano e lo nudrirai non altrimenti che se fosse tuo fratello, perchè guai alla città che consente il soldato il quale per lei perdeva la mano destra stenda la sinistra. — I servi, finchè rimangono in casa, terrai come tenni io. — Nessuno cavaliere voglio che prema più il dorso de' miei cavalli, — nessuno; — manda i miei cani in campagna, tranne solo uno, Italo, il quale auguro ti faccia quella buona guardia che ha fatto sempre a me. Finchè tu viva, verun parente entri nel mio palazzo... a ciò provvidi nel mio testamento, — e te lo ripeto adesso..., stieno lontani i parenti, i quali, chiamati dalla speranza della mia eredità, mi si sono stretti alla vita, quasi una cintura di corvi all'odore dei corpi morti.... Conserva i mobili... i letti... non mutar nulla; se alle anime è concesso visitare le dimore ch'ebbero care in vita, io tornerò a visitare questa mia — e mi compiacerò ravvisarla nello stato primiero: — se mai io ti apparissi, Giannozzo, non prenderne spavento; io non verrò ad atterrirti, bensì a trattenermi teco in fidato colloquio.... — Coraggio, via, non piangere, mio buon padre Giannozzo... accostati... Gesù mio! come tremi... tieni... ristòrati... bevi questo liquore... bene! — Ora fa di ascoltarmi pacato. Quando sarò morto, mi vestirai della mia buona armatura di Milano e mi porrai nella cassa questa croce di san Pietro.... Vanità di vanità, dice il predicatore, ma io l'acquistai col mio sangue in battaglia, — nè su l'orlo stesso del sepolcro mi riesce considerare la gloria vanità... — E poi, Giannozzo, questo sopra tutto ti raccomando.... mi depositerai sul seno dalla parte del cuore questa borsa di seta cremesina... ah! no, me la rendi, imperciocchè ella non mi darebbe — nè anche morto — pace.» E ripresa dal servo la borsa, il quale come stupito la teneva sul palmo della mano, ne sciolse i legacci e ne trasse fuori due ritratti: — uno di questi lasciò cadere sopra uno scrittojo; — l'altro si accostò alla bocca e baciò con immensa passione:

«O madre mia», esclamò fisso contemplando il ritratto, «tu non avresti voluto concepirmi, se alcuno ti avesse detto che sarei stato tanto infelice! — Quando fanciulletto io dormiva, con quanta furia accorrevi a cacciare via l'insetto che scendeva a infastidirmi la guancia con la sua mite puntura... ed ora, vedi, le angosce mi hanno lacerato il cuore; — io non ne posso più.... Apri le braccia, o madre, ed accoglimi sul tuo letto di pietra.»

Giannozzo alla vista delle sembianze della sua signora che aveva amato e reverito cotanto, ricuperando la parola, le stendeva le mani in atto supplichevole e pregava: