Già il sole declinando oltre il meriggio segnava l'ombra delle cose da ponente a levante quando Pagolo Spinello, recatosi in compagnia di Giovanni da Vinci alla tenda del principe, disse:
«È l'ora.»
Filiberto di Orange trasmise immediatamente l'ordine sgombrassero il campo fatto apparecchiare alle radici del poggio Baroncelli sur un prato che giace a mezzo della strada che conduce al convento dei religiosi chiamato comunemente la Pace[247]; e poi mandò una guardia di Tedeschi e Spagnuoli, onde ricingesse lo steccato e, che alcuno vi si accostasse, impedisse.
Era lo steccato un luogo quadro, separato all'intorno da pali di legno fitti in terra, dai due lati paralleli aperto per lasciare libero l'ingresso e la uscita; dagli altri lati s'innalzava un palco ornato di bandiere pel principe, giudice del campo, e dirimpetto a questo un lieve rialto di terreno pel contestabile. Oltre i cancelli sorgevano due padiglioni dove i combattenti aspettavano il segnale per comparire dentro la lizza.
Poichè ebbe ogni persona occupato il luogo che secondo il suo grado le conveniva, o che per fortuna le toccava in sorte, il principe mandò l'araldo in mezzo del campo, che a voce alta e sonora pubblicò il seguente bando, di cui è notabile la evidenza:
«Per parte dell'eccellentissimo signore Filiberto di Chalons, principe di Orange, generale dell'esercito per Sua Maestà Carlo V imperatore e re, si fa divieto a chiunque qui presente che nè in fatti nè in detti favorisca alcuna delle parti combattenti, nè in qualunque altro modo, cenno, via, maniera, forma o colore avverta una parte, o mostri vantaggio o svantaggio dell'una contro l'altra, sotto pena della forca da essere allora allora eseguita, ecc.»
Ritiratosi l'araldo, e fattosi un solenne silenzio, si udiva lo squillo delle trombe; cessato che fu, comparvero fuori dai padiglioni i padrini seguiti dai loro principali, che a passi lenti e con sembianza severa s'incamminarono alla volta del principe; — seguivano dalla parte dei provocati, due araldi portanti un fascio di armi, imperciocchè spettasse loro il carico di provvedere stocchi e manopole. Venuti alla presenza del principe, i padrini posero un libro degli Evangeli sopra certo altare, e fattosi ognuno alcun poco da parte, lasciarono ai lati dell'altare Ludovico Martelli e Giovanni Bandini: — sporse il primo bramoso la mano sinistra e, stringendo la destra al secondo e tenendogliela ferma sopra il libro, proruppe con terribile impeto:
«Uomo ch'io tengo per la mano, giuro per Dio e per gli suoi santi la mia querela contro a te buona e giusta, e tu combattere proditoriamente contro la patria.»
Il Bandino subito svincolando la mano e afferrando a sua posta con la manca la destra del Martelli, con voce cupa rispose: