Il conte di San Secondo, fieramente turbato, si volse con man piglio verso il capitano da Vinci e gli parlò minaccioso:

«Tu rompi la legge del bando...»

«Tu la rompesti primo, — solo faresti troppo trista figura sopra la forca: appesi insieme poi le daremo sembianza di gentildonna con le sue gioie da festa. — Vittoria, Martelli! vittoria!»

Ma la vittoria aveva abbandonato Ludovico Martelli.

Quando prima scesero in campo, Ludovico e il Bandino si gittarono giù dalle spalle un mantello che gli riparava dal freddo, nè presero cura di metterli tanto in disparte che non potessero in seguito apportare loro impedimento.

Tremavano entrambi; se alcuno dei due avesse avuto animo più pacato, al primo colpo terminava la battaglia. I circostanti mandavano un mormorio simile a quello degli spettatori mal soddisfatti di uno spettacolo scenico: — pareva che non osassero, — eppure cotesta esitanza nasceva dall'odio soverchio che infiammava ambedue; — avevano per trucidarsi mestiero che quella ardente passione si sfuocasse. — Alloraquando diventò l'ira pacatamente omicida cominciarono le disperate percosse, e furono poste in pratica le arguzie tutte, gl'inganni e le orribili arti di tagliarsi le membra.

Volle sventura che, mentre dava il Martelli un passo indietro per ischifare una botta, il piede gli s'intricasse nel mantello, sicchè venne a perdere l'equilibrio del corpo, onde il Bandino sottentrando veloce lo giunse, comechè leggermente, con la punta della spada sopra la fronte tra ciglio e ciglio. Ludovico, toltosi d'impaccio, rispose di una stoccata tesa, la quale avrebbe da parte a parte trafitto il Bandino, dove questi non avesse piegato speditamente il corpo, non tanto bene però che lo stocco nemico non gli forasse la carne sotto la poppa manca e via gli portasse una lunga brandella di pelle.

La ferita riportata da Ludovico sopra la fronte stillando sangue glien'empie gli occhi e gl'impedisce la vista: — egli fruga per trovare un pannolino: — non lo avendo o non lo trovando, tenta strappare una nappa di seta pendente ai cordoni avvolti intorno alla sua mano. Un solo istante china lo sguardo per vedere di bene afferrarla, e questo istante bastò al Bandino per sollevare la spada e calargliela sopra la testa.

Improvvido di consiglio, ma ben fermo da saltare indietro o da parte, il Martelli allunga la mano e stringe il taglio della spada nemica; il Bandino la tira a sè con forza e gliela recise fino all'osso; — intanto il sangue negli occhi si condensa più copioso; — egli comincia a scorgere mezzo gli oggetti, — confusamente, — circondati da iride sanguigna; — gli scorre un sudore ghiacciato per tutto il corpo; sente intronarsi le orecchie di un zufolio fastidievole: — due volte si vide il ferro del Bandino minacciante sul capo, e due altre volte, riportandone sempre profonde ferite, si difese con la mano sinistra; fermo di morire, ma bramoso di trascinare seco l'avversario nella tomba, punta la spada al petto e precipita là dove gli sembra che stesse il Bandino: — fu agevole a questo sfuggire quel cieco moto, — pure così rapido gli venne addosso che gl'incise buona parte del braccio di larga, non già pericolosa, ferita. Il Martelli rimane scoperto — e in qual parte siasi ritirato il suo avversario non vede; — mentre brancolando si sforza incontrarlo, una fiera percossa gli spezza la testa e lo costringe a vacillare come uomo ebbro di vino; — barcolla tre volte e quattro... sta... trema... e finalmente cade stampando della sua persona un'orma sanguinosa sopra la polvere.

«Muori!» urlò pieno di tremenda esultanza il Bandino, e curva la gamba sinistra, stesa la destra, ambe le mani levate, l'intero corpo acconsentendo all'urto, si atteggiava a fendere fino al mento la testa del caduto; — ma non ancora aveva percorso la metà del giro, che un'altra idea di vendetta più truce gliela fermò, nè gli parendo potersi ormai trattenere più oltre, chiuse le mani, e la spada cadde inoffensiva sul fianco del Martelli; — egli poi si rimase con le braccia aperte nella guisa dell'uomo che manda una maledizione: — infatti egli intendeva lasciare a quel prostrato la vita come una maledizione. — Se muore — egli pensò, — il suo tormento cessa; — se vive, gli si rinnoveranno ogni giorno i dolori della morte; non che tôrgli il sentimento, avrebbe dovuto dargli parte del suo; — se non sente, non soffre, ed egli stava per aiutarlo a riparare dietro al sepolcro! Oh! viva e racconti la sua bocca al mondo la disfatta patita, — palesi il suo aspetto al mondo la propria vergogna, — duri testimonio vivente che Dio non esiste, o, esistendo, non prende cura degli uomini; o se pure la prende, i suoi giudizi paiono oltraggi di cinico, non già consigli di suprema intelligenza.