E con un impeto che sembrava, ed era, rabbioso, forte le avvinghia ambedue le braccia intorno al collo: — la testa della donna tiene strettamente congiunta con la sua; l'una respira l'anima dell'altro. — Ludovico, traendo un gran sospiro, esclama:

«Questo abisso di contentezza supera la mia natura mortale!...»

La donna, immemore, non ardisce abbandonare quella bocca; intanto il suo pensiero volgendo a considerare quanto fedele amatore si fosse costui e qual tesoro di affetti nel suo cuore accogliesse, sente vacillare il suo proponimento di rendersi a Dio; spera le sia rimesso il voto, nella sua mente delibera premiare tanto amorosa costanza: — la concetta durezza le si scioglie, quasi neve tocca dal sole, e giù per le guancie le scorre uno sfogo di dolcissime lacrime. — Allora raddoppiando il delirio dei baci esclama:

«Vico, tu hai vinto Dio.... io ti amo!»

Non risposta, — non moto, — non fremito di fibra: — or come può esser questo? — Ella guarda.

Ludovico tiene gli occhi dischiusi... ma fissi... ma vitrei: — le labbra aperte, — tese, — scolorate, — fredde.

«Gran Madre di Dio, che avvenne mai?»

Ella tenta svincolarsi; — le braccia di Ludovico la stringono come tanaglie; prorompe in altissime strida, — accorrono... ahimè! ahimè!

Ludovico è morto e par che seco voglia strascinare nel sepolcro la donna amata.

Povero Ludovico! Infelice Maria!