Il giorno appresso, in mezzo alla sala del palazzo Martelli, sopra magnifico letto il corpo del defunto Ludovico era esposto alla vista dei popoli.

Giannozzo apparecchiò quel letto, l'ornò dei panni più doviziosi serbati nelle arche della famiglia; intorno intorno vi dispose i drappelloni con tutte le armi entrate per via di parentado o in altra guisa in casa, siccome correva il costume di fare ai funerali dell'ultimo fiato d'illustre prosapia; — poi lavò diligentemente il cadavere del suo diletto signore, lo profumò con acqua nanfa ed altri preziosissimi odori, gli pose addosso la vesta dei giorni solenni: — ciò fatto, gli stette accanto immobile, come ogni giorno vediamo lo scheletro davanti un feretro; — quantunque al fedele Giannozzo la vita tuttavia durasse e il dolore, nessuno oggetto avrebbe meglio di lui rappresentato la immagine della morte.


E il giorno dopo aprirono l'avello della famiglia Martelli; — ma per due. Giannozzo, colto nella notte di apoplessia, che in quei tempi chiamavano accidente di gocciola, fu trovato alla dimane ghiaccio nel letto, — e il letto era bagnato... segno certo che il buon servo non trapassò dal sonno alla morte, — sibbene dal pianto alla eternità. Dio apra le sue sante braccia a cotesta anima degna!


Su quell'avello nei tempi susseguenti furono veduti venire quotidianamente a pregare un uomo ed una donna: — erano l'uomo d'arme mutilato e la vedova.

Certo dì la femmina non comparve; — simile al corvo dell'arca, dimenticò l'asilo che l'aveva riparata. Mercè le larghezze del nobile Ludovico, le fu fatta abilità di accasare la figlia con certo giovane di onesto lignaggio. Caduta la Repubblica, istituito il principato, quel giovane ottenne di presente notabile ufficio, lo sperò nel futuro maggiore: allora, consapevole del come procedesse sospettosa la nuova tirannide, consigliò la suocera di rimanersi da coteste visite giornaliere; e la suocera cessò, imperciocchè all'utile d'oggi ci riesca lieve, oh! anche troppo lieve, sagrificare la gratitudine di ieri: — e poi tutti gli affetti hanno la propria stagione, — e adesso per quelli della vedova correva la stagione dell'inverno. La riconoscenza si stava attaccata alla sua anima come una foglia pallida al tronco inaridito, — qualunque soffio di vento bastava a divellerla e fu divelta: — inoltre quello andare incessante la infastidiva, e nondimeno senza sapersene dire la ragione continuava: — quando cessò si accorse come il cuore da gran tempo non vi contribuisse più in nulla; — le faceva forza l'abitudine: — prossima a morire, la sua anima assumea la durezza della lapide. Il mutilato invece nè per tempo sinistro nè per ingiurie, che gravi e spesse n'ebbe a soffrire sotto il duca Alessandro, nè per minaccie che contro di lui operassero, mancò un giorno solo di visitare il sepolcro del suo benefattore; — però anch'egli alfine una volta non venne, — ma la scusa non recò ingiuria alla pietà; — lo aveva trattenuto la morte.

CAPITOLO VENTESIMOQUARTO IL SACCO DI PRATO

Ma chi pensasse al poderoso tema