«Misero io! — e perchè, giovanetta?»
«Perchè», risponde Annalena sollevando all'improvviso le ciglia e con ardentissimi sguardi fissando il commessario, «perchè amando avreste appreso nessuno intelletto essere tanto grande nè cuore gagliardo ai quali il buono amore non aggiunga grandezza e gagliardia; la patria nuda di affetti a me rassembra un sepolcro: — l'uomo difenderà per religione quel sepolcro, perchè contiene le ossa de' suoi congiunti e conterrà le sue; — ma se vi aggiungi la difesa della sua sposa e dei figliuoli, allora il soldato ti parrà fulmine di Dio contro i nemici: io mi rammento avere udito raccontare dal padre di Vico come gli antichi Spartani non accettassero combattenti nella falange sacra dove non fossero innamorati...»
Ferruccio crolla, sorridendo, la testa; e la fanciulla con maggior fervore continua:
«Voi altri, perchè dotò natura di più salde membra di noi, non rifinite mai di lamentare la nostra debolezza; ci pretendete più forti e non vi restate dallo sconfortarci in ogni maniera; l'avvilimento nostro volete a un punto e rimproverate. Or dunque da che traete argomento di sospettare che l'amore sarà d'impaccio alle opere generose di Vico? Se dall'esser mio di donna, senzachè vi ricordi più remoti esempi, qual cittadino di Fiorenza fin qui ebbe virtù che potesse, non dirò superare, ma reggere al paragone di quella di Lucrezia Mazzanti? Ed io fui sua figliuola d'amore, ed io con questi occhi contemplai gli estremi aneliti della sua vita mortale. Ai giorni nostri, donna Maria di Padilla non difese vivo il consorte, non lo vendicò morto e, quando ai più animosi mancò l'ardire, non sostenne ella sola la libertà della Spagna contro lo sforzo di Carlo, che Dio confonda? Se perch'io mi sono Annalena... voi non mi conoscete ancora.»
«E che vorreste fare, giovanetta?» le domanda amorevolmente il Ferruccio.
«A lui», riprese Annalena additando Vico, «quello che spetta a moglie d'uomo che combatte per la difesa della patria; a voi quanto incombe a figliuola di padre affettuosissimo: — io per me abborro il sangue, — e la guerra è necessità che deploro con tutta l'anima; — la vita considero dono di Dio, la quale non possiamo spendere mai tanto bene quanto nella tutela della libertà...; e quindi io pregherò il Signore che volga gli occhi alla terra e favorisca non il più forte, ma il più giusto; — appresterò bende e rimedi alle ferite mentre voi vi avventurate al pericolo di riceverle; — vi veglierò infermi; — vi tempererò con freschi pannilini l'ardore delle membra quando vi travaglierà la febbre; riceverò nel mio seno il colpo che vi sarà indirizzato... vivrò con voi, e per voi morirò.»
«Padre! su, padre!» esclama il Ferruccio agitando il braccio di Lucantonio; e questi:
«Chi mi rammenta che una volta fui padre? Quale spietato rinnovella in me l'antico dolore? Sei forse Dio, per potermi rendere il figliuolo? Uomo, — intendi, — tu puoi schiudere la bocca del sepolcro, ma per traboccarvi dentro il tuo simile, non già per trarnelo fuori.»
Ferruccio attonito non sapeva che cosa volessero significare coteste lugubri parole: Vico gli espose in breve i fieri casi di lui e come non fosse sua figliuola Annalena, sibbene orfana e nata di messer Tomaso Tosinghi da Ponzano.
«La donna, comunque si chiamasse, che fu degna del tuo cuore ben poteva ottenere anche il tuo nome; e non pertanto mi piace ch'ella esca dei Tosinghi; — così per te riviverà un gentile e onorato lignaggio. — Lucantonio, io sono il Ferruccio. — A me il padre di Ludovico morendo commise la cura d'incamminarlo nella vita: vorreste voi unire la vostra Annalena col mio Vico? Pari di età e di animo, paionmi concepiti da un medesimo pensiero del Creatore.»