«Vedete, anche il signore commessario ha lasciato la presa: l'uomo fa quello che può; lasciateci in pace.»
Di vero Nicolò si guarda attorno e non vede il Ferruccio: presa lingua di quello che ne fosse accaduto, seppe essersi ritirato poco prima in fortezza; e là essendosi fatto con presti passi a cercarlo, lo trovò che, avendo rilevato un embrice sul capo, temendo venir meno dallo spasimo, ed i suoi si perdessero di coraggio, si era ridotto in fortezza per prendere un po' di ristoro e poi tornare. Appena il capitano Strozzi con parole succinte gli ebbe esposto la causa la quale a lui lo conduceva, il Ferruccio, senza profferire motto, salta su in piedi e corre via; dietro a lui si mette Nicolò. Passando per le strade della città, lo Strozzi dal rinnovato traboccare dalle finestre di sassi e tegoli si accorse che i Volterrani riprendevano fiato, e si accorse eziandio come il commessario, spinto dalla sua impetuosa natura, fosse uscito senza celata, sicchè ad ogni istante correva pericolo di restar morto sul tiro. Nemico era lo Strozzi del Ferruccio e per causa onorata; e la guerra e il comandamento espresso dei Dieci avevano piuttosto sospesi che spenti gli scambievoli rancori: non pertanto, conoscendo come nella virtù di cotesto uomo fosse ormai riposta la salute della patria, si levò di capo la celata e la pose su quello del Ferruccio, senza che questi, tanto era preoccupato a rinnuovare l'assalto, ci ponesse mente.
Non era impresa umana reintegrare le forze dei soldati; nè al Ferruccio riuscì meglio degli altri impartire loro non l'animo, bensì la balìa di muovere le braccia: allora, altro non potendo di meglio, pensò di mettere al sicuro l'acquistato, ordinando ai suoi prendessero i canti della piazza di Santo Agostino e ritraessero sotto la cittadella due pezzi di artiglieria caduti in sue mani; distribuì le sentinelle, trasmise istruzioni, e nulla trascurò, dopo essersi mostrato audace guerriero, di quanto si addice a prudente capitano.
Rivolgendo con animo pacato i passi alla fortezza, come per lenire il fiero dolore di capo che lo travagliava, si cava la celata, e vede non essere la sua; guardandola meglio, la riconosce per quella del capitano Strozzi; ond'è che, scorgendoselo vicino e scoperto, gli domanda:
«Come va che la celata vostra io mi ritrovo in capo?»
«Ce la misi io, perchè usciste senza e correvate pericolo di rimanere côlto dai sassi.»
«E voi?»
«Io non sono il commessario... dei capitani se ne trova su di ogni canto.»
Il Ferruccio tacque; e andarono anche alcuni passi; poi il primo si fermò e disse:
«Nicolò, noi avemmo lite insieme e rappacciati siamo per ordine dei Dieci... Volete voi che ci rappaciamo per ordine dei nostri cuori?... il mio almeno mi comanda di fare così...»