«Ma le ventidue ore si avvicinano: siete voi Giosuè? — Pretendereste arrestare il sole su in cielo?»

«Con l'ajuto di Dio, intendo affrettare le mani sopra questa terra. Rompete gli indugi, — attelatevi, — seguitemi, — la città è nostra!»

E fece aprire le porte e si spinse avanti abbassando la testa, come uomo fa per riparare il volto dalla procella. Da una mano brandiva la picca; dall'altra teneva la rotella e una scala.

I Volterrani avevano, come narrammo, recinto intorno la fortezza con archibusieri e bastioni; e di questi ne avevano innalzato fino a tre nella strada di Santo Antonio, donde, sortendo dalla fortezza, è forza passare se vuolsi riuscire sopra la piazza e quindi nello interno della città: da cosiffatti ripari cittadini e soldati mandavano continue scariche contro i Ferrucciani; ma, o sia che le feritoie mirassero alto, o nel precipizio dei moti non aggiustassero i colpi, nessuno rimase morto su quella prima sortita.

Il capitano appoggia la scala: per meglio resistere all'urto delle pietre che gli rovinano sul capo, prende tra i denti la picca, e con ambe le mani afferra la scala. A vederlo innalzarsi di grado in grado imperturbato tra mezzo il turbine dei sassi che gli rimbalzano su l'elmo e su le spalle; a vederlo ora comparire, ora mezzo dileguarsi tra un nuvolo di terra e di polvere di calcina, non paveva cosa umana, bensì paurosa apparizione di spirito soprannaturale; amici ne tremarono e nemici.

Tentano respingere la scala dal bastione e cacciarlo riverso a rompersi sul terreno; non vi riescono; quando poterono aggiungerlo pel cimiero, s'ingegnarono tanto squassarlo che cadesse; ed anche questo fu invano; egli torna a brandire l'asta e le vibra veloce come il serpente la lingua; da destra, da sinistra spesseggiano i colpi; già il sangue colora la parete esterna del bastione; — morto il quarto ed il quinto, gli altri nemici non aspettano le percosse poderose: al Ferruccio viene fatta abilità di piegarsi col torace sul parapetto, poi mettervi la gamba destra; — eccovelo in piedi[266].

In altra parte non favorisce la fortuna i suoi soldati. Il primo che ebbe montati i gradi supremi della scala tocco in fronte da una palla precipitò sopra i suoi. Vico, appunto atterrito, gli tiene dietro sopra la scala perigliosa. Iacopo Bichi e Amico Arsoli, vergognando lasciarlo solo al mal passo, appoggiano accanto altre scale e ascendono deliberati a vincere o a morire: ben fu opportuno a Vico il sussidio, perchè a mezza scala una pietra lo colse così sconciamente sul capo che stordito sarebbe per certo caduto, dove non lo avessero sorretto e con le rotelle tutelato dai colpi succedenti quei due valorosi.

Da questo punto a quello superato dal Ferruccio era tirata una cortina senza terrapieno forse larga due palmi; simulazione di difesa piuttosto che difesa vera, — distava da terra dieci braccia circa, — piena di pericoli pel trapasso, come quella che era stata composta di varie maniere sassi lasciati nella naturale loro informità. Il Ferruccio vi si avventura: grave di armi vi corre leggiero quasi sopra un prato; — tutta la sua forma alta ed asciutta si disegna sul cielo scoperto; pareva volasse; mercè il suo ajuto anche quel punto venne sforzato: la bandiera della Repubblica sventolò sopra i bastioni volterrani.

Vinto il primo bastione, rimase ad espugnarsi più ardua difesa; tutte le case avevano ridotto a trincera, e internamente sfondate potevano scorrere dall'una all'altra ed essere pronti ai soccorsi; non visti offendevano, con ogni arnese ferivano, dal basso lanciavano fuoco e ferro, dall'alto tegoli e materie ardenti. Coteste strade anguste, paurose per tanti modi di morte, mettevano sospetto nei meglio arrisicati; e il sospetto accrebbe quando all'improvviso percosso da mano invisibile il capitano Balordo da Borgo San Sepolcro vacillò e senza pure raccomandare l'anima a Dio stramazzò spento. I soldati balenavano; anche un momento concesso al pensiero, volgeranno le spalle. Ferruccio, il quale in cotesta impresa si comportò più da soldato che da capitano, ha incorso il biasimo degli storici, principalmente del Segni. A parere nostro il Segni merita quel biasimo che troppo facile compartiva al Ferruccio: guerre erano quelle che al capitano non bastava disegnare, bensì gli correva il bisogno di propria mano in gran parte eseguire; non come ai giorni nostri il problema della vittoria poteva sciogliersi dentro un gabinetto mediante i calcoli fatti con cifre di carne e di ossa: questo vanto era anch'esso serbato a noi Italiani, ma più tardi, — parlo di Napoleone Buonaparte. In somma, il Ferruccio con la sua mente pensò quell'assalto e con le sue mani lo vinse; preso da furore, cominciò da ferire quanti tra i suoi mostravano viltà, e fatta una testa di cavalleggieri armati a piede, si caccia avanti e riesce a capo della Via Nuova. Allora presero a rompere i muri delle case e sforzarsi di entrare; la disperazione da un lato e la speranza presentissima di vincere dall'altro riaccendono la mischia; di qua e di là, morti e ferite. Pur finalmente i muri furono rotti, — i Ferrucciani si spandono nelle case. Allora comincia una guerra spicciolata su pei tetti, nelle cantine, di stanza in stanza, con molta strage dei soldati e dei cittadini di Volterra. I Ferrucciani, dalla dura resistenza inacerbiti, non serbano più modo, ed agli orrori già tanti aggiungono il fuoco, il quale apprendendosi agli antichi edifizii, come voglioso di primeggiare nella opera della distruzione, in breve ora riduce in cenere quaranta case: le avrebbe distrutte tutte, se all'improvviso squarciandosi il cielo con procella di saette e di tuoni non avesse mandato giù un acquazzone, il quale spense il fuoco e le forze degli assalitori spossati dal cammino e da sei ore di affannoso combattimento.

I capitani stavano attorno ai soldati e con ogni industria s'ingegnavano stimolarli: Ecco, dicevano loro, e dicevano il vero, più poco rimane a vincere la città, il più è fatto; un lieve sforzo, e basta; pensate quanta gloria e quanta utilità ci viene dall'acquistarla, e quanta vergogna e danno ci verrebbe dal perderla ora che i nemici sono battuti: considerate il pericolo di lasciarli ad agio onde le forze rinfranchino e gli animi; e durante la notte potranno raccogliere gente dai paesi circostanti e metterle dentro, fabbricare nuovi ripari, ricevere soccorsi dai militi che scorrono il contado: in somma chi non coglie il frutto quando e' può, pensi che mille ostacoli si metteranno poi fra la mano e quello. Non gli ascoltavano; imperciocchè dove abbia la fatica vinto il corpo davvero, nè volere proprio nè esortazioni altrui giovano nulla. Più degli altri, ma con profitto pari, procedeva acceso ad eccitare i soldati il capitano Nicolò Strozzi, strenuissimo cavaliere, a cui taluno, potendo appena aprire gli occhi, rispose: