«Oh! questo è un uomo davvero», discorreva un soldato asciugandosi col dorso della mano la bocca dopo di aver bevuto; «egli principia dal principio; quando il soldato si è cibato e ha dormito, riprende allegramente il suo cammino, fosse anche per la eternità.»
«Certo, il capitano Ferruccio», discorreva un altro, «ha avvertenza a tutto: infatti qual concetto dovrebbero formarsi nell'altro mondo dei soldati della Repubblica fiorentina, se, arrivati appena in paradiso, chiedessero da mangiare?»
«Ouf!» esclama un terzo sbadigliando e stirando le braccia «muoio di sonno... Lasciatemi dormire.»
«Soldati!» tuonò all'improvviso la voce del Ferruccio, «soldati!»
E gli uomini d'arme, fanti e cavalieri, assursero come se una bombarda fosse loro scoppiata vicina.
«Mi dispiace che la necessità mi costringa a menarvi a combattere senza che vi abbiate tolto ristoro al disagio sofferto; ma la prontezza dello assalto levando ai nemici l'animo di difendersi, con poco di fatica vi procaccerete riposo durevole e sicuro[265]. Or dunque perchè vi farei io lunghi discorsi quando è duopo adoperare le mani? La mia pazienza è metà più corta della mia picca: vedete costà quella torre? la ravvisate voi?»
«Sibbene la ravvisiamo: ella è la torre del palazzo dei Priori.»
«Or dunque sappiate che stanotte voglio giacermi là dentro; aiutatemi a conquistarmi il letto; mi tarda dormire.»
«Lo pensate voi? sapete che ora fa egli?»
«Che importa l'ora? Qualunque istante è buono per combattere e per vincere i nemici della patria.»