«Ahi tristo! per poco voi altri Fiorentini non diventate luterani: tu schernisci il miracolo; non ischernirlo, perchè io, alla croce di Dio, ti giuro che l'ho veduto.»
«Lo hai veduto?» riprese il Fiorentino spalancando gli occhi; «amici, apriamogli la vena.»
«L'amore.» «Ho giurato! ho giurato! Lasciami... io sono sacra... Cap XXXI, pag. 514
«Che vena e che non vena! io ti dico che costà nella terra dentro la chiesa di San Francesco si conserva un frammento del pane moltiplicato dal Redentore, — è di orzo e fresco, come se uscisse pur ora di forno[264].»
«Io non dileggio: — guarda; — il miracolo si opera.»
I soldati, aperti gli zaini, ne avevano cavato pane e vino, e stesi per terra, dimentichi dei disagi della vita, improvvidi dei futuri pericoli, motteggiando e ridendo di gran cuore, adempivano il comandamento del capitano.
Ferruccio intanto, quasi il sole non gli avesse riarsa la faccia, il cammino stancate le membra, la fatica e la polvere assetato, taciturno si aggira per le mura della cittadella, specola i luoghi, esamina i muri, nota le archibusiere avverse, poi assente col capo ad una sua interna determinazione e, percotendo della palma aperta il parapetto, esclama: «Può farsi!»
E subito dopo chiamò Vico e gl'impose portassegli una tazza di vino; si trasse l'elmo, non scosse la polvere, raddrizzò il cimiero. L'elmo pesante gli avea segnata sopra la fronte una traccia di sangue pesto; non importa: vi sovrappone di nuovo l'arnese di ferro; ei non ha tempo di sentire il dolore.