«Questa è guerra domestica; non dobbiamo sterminare nemici, sibbene ridurre al buon cammino uomini traviati che ci furono e che ci saranno fratelli...»

«Fratelli! Si fanno ai fratelli le accoglienze col ferro e co' sassi? Credeva che voi steste d'accordo come il diavolo e la croce.»

«Taci, mercenario! Tu non puoi sentire in qual modo sei figlio di una patria comune. Io ti ho comprato, ubbidiscimi: e poichè voi tutti alla fama anteponete il guadagno, cessate dal sacco, spegniamo l'incendio, e vi prometto due paghe.»

Spensero il fuoco, si rimasero dalla rapina, e, tranne quel primo tumulto, stette incolume ogni cosa. Scrittori volterrani che esposero in processo di tempo quel caso, intendendo con iniquo consiglio a lusingare il principato calunniando la Repubblica, narrarono di orribile saccheggiamento, di ferro e di fuoco e di atti altri più nefandi[269]. Essi mentono. Il Varchi, storico dabbene, il quale, comechè dettasse le sue storie per espresso comando di Cosimo I, osò dire la verità, dichiara al libro undecimo: «Ai Volterrani fu salvata la vita e la roba, alle donne l'onore; il che veggendo i soldati, cominciarono a dolersi pubblicamente di lui... perchè il Ferruccio, parlando loro coll'aiuto dei capitani, fermò il tumulto e promise loro due paghe.»

Il giorno seguente, spuntata appena fu l'alba, mise il Ferruccio tutta la milizia in ordinanza per espugnare quanto rimaneva della terra, e la confortò ad operare animosamente. I Volterrani, perduto l'animo, avviliti per le molte morti, la più parte della terra in potestà del nemico, gl'istigatori già in salvo, mossero parole di accordo, alle quali il Ferruccio rispose si rimettessero in lui liberamente: e poichè i cittadini, avendo avuto avviso che Fabrizio Maramaldo era in via per soccorrere Volterra, cercavano con subdolo consiglio dilazionare la conclusione, Ferruccio impone si risolvessero tra un quarto d'ora, altrimenti riprenderebbe la battaglia: e' fu mestieri accomodarsi a quei patti: i soldati, con le insegne basse e ravvolte su l'aste, erano rimandati, — tutti gli altri trattenuti prigioni. Giovambattista Borghesi, capitano per la parte del papa, innanzi della partita domandò in grazia rivedere il suo fratello morto la sera precedente al bastione di Santo Agostino; glielo contese il Ferruccio acerbissimamente dicendo: «Cotesto tuo affetto perchè? chi non ama la patria non può amare persona; e in quanto al morto, fortuna sua morire così, che ai felloni della propria terra aspetta il capestro.» Indi appresso, Bartolo Tedaldi e Nicolò dei Nobili restituisce nel palazzo del capitano: egli ferma la sua stanza in quello dei Priori, che privi di ufficio rimanda a casa; — poi, ragunati i principali, favellò loro agre parole; alle quali umilmente risposero rammentasse che un cittadino di cotesta città, perchè ebbe nome Clemente e ingegno pari al nome, fu accolto da Dio nella gloria dello empireo, e gli uomini lo adorarono sopra gli altari. — E Ferruccio di rimando soggiunse che se v'era un santo chiamato Clemente, eravene un altro da tutti i popoli e da loro medesimi Volterrani adorato; e che a lui garbava meglio di san Clemente e si diceva san Giusto; che in lui non istava facoltà di far grazia: — quando pur fosse, non l'avrebbe fatta. Dicono gli adulatori dei principi essere la grazia il migliore giojello della corona: la quale sentenza forse deve intendersi che tra le cose pessime di cui si fregiano costoro sia per avventura la meno trista; imperciocchè la grazia comprenda in sè ingiustizia, offesa per quelli che ne rimangono esclusi, oltraggio alla legge, turbamento agli ordini sociali: con tutto questo non volere però egli adoperare rigore estremo; — se così intendesse, avrebbe dovuto sovvertire di cima a fondo la città e tra le macerie piantare un palo con la iscrizione: — qui fu Volterra! — Rammentarsi la passata lealtà, scusarli da un canto come traviati; sebbene per altra parte pensando che, appena veduto l'antico amico afflitto e in pericolo, lo avevano abbandonato, e rivolto contro il suo fianco il ferro traditore, si sentiva ribollire il sangue a tanta turpitudine. — Quali beni vi procacciarono i Medici? Le vostre mura portano tuttavia impresse le tracce dell'incendio che appiccarono qui dentro; forse vivono ancora femmine che alla memoria dei Medici si nascondono il volto nelle mani... Generazione tralignata e codarda, almeno uno dei tuoi padri volle col ferro vendicare le offese della sua patria[270]; — tu non pur le perdoni, ma invochi dal cielo catene, come s'invoca la pioggia su i campi inariditi: tu supplichi un piede che ti calchi il collo... Oh! io mi vergogno di avere sembianze simili alle vostre. Confessate dunque il misfatto, e se ne roghi pubblico strumento, affinchè ne rimanga memoria eterna negli annali delle infamie di questo popolo.

Piangenti, a voce mesta, confessarono, tranne due, Cornelio Inghirami e Filippo Landini; se non che il Ferruccio avendo detto loro con mal piglio: «Voi lo confesserete in ogni modo o qui o al sacerdote perchè io vi farò impiccare per la gola», confessarono anch'essi, e ne fu stipulato contratto.

Allora il commessario Tedaldi manifestò ai Volterrani essere decaduti da tutti i privilegi ed esenzioni, ed impose eleggessero dodici cittadini co' quali potere convenire intorno ai nuovi capitoli. Dipoi fu promulgato un bando, che tutti i soldati albergassero in Volterra, — che nessun cittadino andasse armato, pena la forca; — che in quel giorno medesimo gli fosse rimessa nota precisa di tutto il grano, farine e grasce, per farle con le artiglierie riporre in cittadella; — dalle tre ore di notte in poi non si suonassero campane; chiunque si era rifuggito di Volterra vi avesse a tornare sotto pena di confisca; ogni cittadino portasse la croce bianca, antica insegna del comune di Volterra, altramente andasse in prigione. — Bandi e pene, comechè incomportabili, nondimeno sopportate senza querela: ma quando si venne all'imporre seimila fiorini di gravezza, si udirono gemiti, voci d'ira a mala pena compresse e querele umilissime. Non increbbe a costoro la infamia del malefizio e neppure la turpitudine della pena; nulla i perduti privilegi, la trista condizione della città nulla, — i soli denari strapparono da quei cuori di pietra un sospiro che affetti più generosi non avevano saputo suscitare. Però inutili riuscirono le rimostranze: e perchè indugiavano a pagare, il Ferruccio, presi alcuni dei maggiorenti, li cacciò nel fondo della torre di Rocca Vecchia e fece loro intendere che non ne sarebbero usciti se non gli pagavano la pecunia richiesta. Non li potendo vincere cotesta minaccia, gli spaventò col capestro; pagarono quando videro alzare la forca, tranne solo uno, e fu Bartolomeo Falconcino, uomo abbietto, nel quale molto più potè l'amore del danaro che la paura del capestro, e si rimase in torre fino al termine della guerra.

Grave carico danno, io non lo vo' tacere, a Francesco Ferruccio, di aver mandato alla forca Buonincontro Incontri ed un altro Volterrano, e rimesso a Nicolò Gherardi molto maggiore peccato: ma le sono novelle. Innanzi tratto vuolsi considerare come i Dieci gli avessero commesso di cavare dai Volterrani ribelli non solo tanto danaro quanto bastasse alle paghe dei soldati che di presente con esso lui militavano, ma altresì sopperisse ad assoldare mille fanti, i quali, uniti co' due mila che Giampagolo di Renzo da Ceri doveva condurre a Pisa o con gli altri che in pari numero avrebbe raccolto Andrea Giugni in Empoli, e sotto la sua condotta sarebbero comparsi da qualche parte alle spalle del nemico a combattere onorate non meno che utili fazioni. Due fini pertanto ebbe in mira il Ferruccio: procacciarsi pecunia per assoldare soldati, e averli bravi e fedeli. Però impiccava l'Incontri, il quale avendo ricevuto danaro dal Ferruccio per soldare gente, vista la città sua tôrsi alla ubbidienza della Repubblica, truffò le paghe, gettandosi dalla parte nemica: questa colpa meritava, giusta la legge del tempo, la forca, ed era dovere; il Ferruccio poi, versandosi in pericoli tanto supremi, dovendo tenere osservanti tante maniere di gente di ogni risma, ed anco per la sua natura austera, avrebbe fatto errore a rimettere il castigo. Impiccò l'altro Volterrano perchè colto su l'atto della fuga, da lui massimamente abborrita, come quella che, oltre a dare indizio di animo avverso, gli toglieva il modo di procacciare danari. I ricordi dei tempi testimoniano come il Ferruccio non potesse apprendere cosa che tanto lo mettesse in furore quanto questa di sottrarsi con la fuga a partecipare, mercè poca moneta, alla salute della patria; così vero che il conte Gherardo da Castagneto soldato devoto alla repubblica, avendo chiesto licenza di menare seco fuori delle mura Flaminio Minucci suo cugino, il Ferruccio gliela concesse a ritroso, non senza molto ammonirlo che badasse a non lasciarselo scappare; e poichè avvenne appunto come Francesco dubitava, quando il conte gli si parò dinanzi tutto avvilito, egli, postergato ogni riguardo alla potenza ed ai meriti del personaggio, tratta la spada voleva ammazzarlo ad ogni modo; e lo faceva se non lo avesse ritenuto il signore Amico d'Arsoli ed altri capitani di vaglia, che con molta fatica lo raumiliarono. Perdonò al Gherardi, mosso dalle supplicazioni della moglie che con quattro figliuoli gli si era inginocchiata davanti, e perchè la colpa di tenere pratica col campo nemico non compariva del tutto chiarita, lo mosse eziandio la persuasione di Pagolo Corso capitano di valore cui gli premeva tenere insieme agli altri bene edificato; e finalmente perchè ne trasse somma notabile di argento pei servizii della Repubblica.

Però, non bastando le somme raccolte alle paghe dei soldati e agli altri bisogni della guerra, il commessario cominciò a porre mano sugli argenti delle chiese, non mica sopra i vasi necessarii al culto divino, ma sopra statue di santi condotte in metalli preziosi e sopra arredi per troppa copia superflui. Se preti, e frati subissassero, non è a dirsi; a pensare che quei bei santi di argento stavano per ridursi in moneta, e in moneta destinata non per loro ma pei soldati, erano per dare del capo nel muro. In Firenze i sacerdoti chiamavano Ferruccio Gedeone, in Volterra Acabbo o peggio; — egli però non era uomo da rimanersi; chiamati alquanti di loro, egli si fece trovare seduto davanti una tavola sopra cui stava aperto il libro degli Evangeli.

«Perchè», levandosi in piedi esclama il Ferruccio, e la destra tenendo sopra il libro aperto, «perchè ricusate partecipare alla commune difesa? non comandarono gli apostoli agli universi cristiani, e non insegnò san Pietro che, comperati a prezzo di sangue, non dovessimo diventare servi degli uomini? Guardate, questa è l'epistola che egli scrisse ai Corintii; vorreste per avventura smentirla? Di che vi lagnate? Voi mi chiamate empio, perchè statue d'argento e d'oro rappresentanti immagini di Dio e dei santi io intendo convertire in moneta in pro della patria? Empio fu chi prima adoperò la materia a figurare l'Eterno con forma che perisce! Leggeste voi mai, o sacerdoti, i libri sacri? Udite Isaia: — Gittarono nel fuoco gl'iddii loro perchè non erano iddii, anzi opera di mano d'uomini, — pietra e legno, onde gli hanno distrutti. — Porgetemi ascolto, io vi leggerò un'altra sentenza del profeta[271] «A cui assomiglierete Dio, e qual sembianza gli adatterete? Voi non avete conoscimento. Egli siede sul globo della terra, e gli abitanti di essa al suo cospetto appaiono locuste; egli stende i cieli come una tela e gli tende come un padiglione; egli riduce i principi a niente, e fa che i rettori della terra sieno come una cosa vana, come se non fossero pure stati piantati, nè pur seminati, o che il ceppo loro non fosse radicato sopra la terra; solo che soffi contro a loro, si seccano, e il turbo li porta via come la stoppa.» — A cui dunque lo agguagliereste voi? Non prendete di Dio maggior cura di quella ch'egli stesso si prenda: — pensate abbisognare egli della protezione vostra? Dio padre non isdegnerà sovvenire con le sue immagini la causa santa che difende col suo spirito dall'alto. Temete che pel cessare delle immagini d'oro e di argento venga a mancare la fede di Dio? Forse non illuminerà il sole, non isplenderanno le stelle, non lo sentirà il cuore dei generosi, non parlerà di lui tutta la natura? Andate ed assumete sensi di carità per la patria vostra; — ricordatevi che a Cristo serviamo meglio con l'esempio che non con le parole, — e Dio redentore si aperse le vene per salvarci col sangue[272]