«Non me ne sono accorto; — sta cheto, figliuol mio.»

«Venite, o vi faccio portar via dai cavalleggeri di messere Iacopo.»

«Guardati dal farlo, figlio mio, ch'io ti passerei da una parte all'altra con questa picca...»

«Ah! lo sapeva... Per la testa di san Giovanni Battista!» mormorò tra' denti Iacopo Bichi nel vedere rotolarsi nella polvere Francesco Ferruccio, che, percosso nel ginocchio opposto della gamba prima ferita, non aveva saputo più reggersi in piedi.

«È morto! è morto!» battendo palma a palma, prese ad esclamare Vico Machiavelli.

«Silenzio!» lo rampogna severo il capitano Morgante da Castiglione, uomo di vaste membra e di cuore anco più vasto[277]. — «La patria preme assai più del Ferruccio; è morto da prode uomo di guerra: lo piangeremo poi; adesso bisogna celare la sua morte, altrimenti ne seguirebbe sconforto e perdita di tutta la impresa; io gli porrò il mio elmo e l'assisa; mi vestirò la sua; voi trasportatelo fuori di qui... trattenete le lacrime... a quanti ve ne domandano rispondete... è il capitano Morgante ferito.»

In quel viluppo di uomini, nella orribile confusione che sconvolgeva ogni cosa d'intorno, riuscì agevole condurre a fine il proponimento del Morgante; nessuno ebbe tempo di accorgersi della mancanza del capitano; e in quanto al menare le mani, molto bene ne teneva le veci il valente capitano Morgante da Castiglione.

Colla visiera calata, il corpo coperto di un panno, Vico in compagnia di due soldati portava il Ferruccio: egli ed un altro sottentrandogli con le spalle alle ascelle, ricingendolo con le braccia traverso la vita, lo sostenevano dalla parte del capo; il terzo postosi tra le gambe e recatelesi su gli omeri, lo teneva sollevato dalla parte dei piedi. Vico preme la immensa angoscia e morde un lembo del panno che cuopre il Ferruccio per paura di non si tradire con una esclamazione.

Lo menò nel suo quartiere; licenziò gli uomini, chiuse con diligenza le porte: e non badando ad Annalena, che pure gli corre dietro smaniosa e lo chiama co' più dolci nomi nella più soave favella che mai avesse tocco orecchio d'amante, libera il giacente dell'elmo, e scoperto che gli ebbe la faccia, incominciò a lamentare:

«O messer Francesco, perchè ci avete abbandonato? Che farò io senza guida su questa terra? Che farà la patria senza il vostro consiglio? Io non vi darò sepoltura finchè ella non sia caduta; — voi dovete entrare insieme nel medesimo sepolcro. Oh! come queste labbra, che pur dianzi sostenevano con la voce la battaglia, taciono adesso! Come questi occhi pieni di vita non vedono, non dicono più nulla! Messere Francesco, non ci abbandonate... non ci abbandonate per amore di Dio!»