A Lena, quando contemplò il volto del giacente, stette per mancare sotto il terreno; non pertanto, meno sopraffatta dalla passione di Vico, conobbe il capitano dai colori della faccia non trapassato, bensì dallo spasimo delle ferite tolto fuori di sè. Con virile animo ella gli spogliò l'usbergo e le gambiere; vide una contusione sotto le coste spurie, dal lato destro; esaminò le piaghe delle gambe, — non le parvero pericolose, — e già si accomodava a medicarle, allorchè il Ferruccio, sciolto un grande sospiro, con maraviglia e terrore di Vico, il quale si era lasciato in balìa del proprio affanno, prese a parlare:
«Cavalleggieri, a me! — stringetevi, — incrociate le picche... Schiavi, all'inferno! E tu, marchese, a tua posta schiavo, sappi che una spada nella mano dell'uomo libero taglia per sette!» E quindi si leva a sedere, volge attorno gli sguardi attoniti e grida:
«Dov'è la battaglia? Dove mi avete portato? Vico, sei tu? È distrutto il nemico?
«O commessario! ai muri si combatte asprissima zuffa; noi vi abbiamo tolto dal terreno per morto.
«Perchè mi avete tolto? Perchè non mi avete lasciato? Improvvidi! e non sapete che anche morto avrei potuto spaventare il nemico? Forse non è il campo di battaglia il letto di riposo pel guerriera? Vico, m'invidii la morte sul campo? Pensi che sosterrei la vita per terminarla tra il pianto dei congiunti e le preghiere dei sacerdoti? Su!... ridonami l'aria aperta, mi sento soffocare qua dentro; datemi la picca... menatemi contro al nemico... Non sopra inglorioso letto, — non tra lenzuola ha da morire il Ferruccio... sibbene sul campo, — avvolte le membra dentro il gonfalone della Repubblica.»
E siccome Vico non si moveva, Ferruccio concitato a profondissimo sdegno riprese:
«Nessuno sosterrà il guerriero ferito! Mi basterà l'anima... se no, piuttosto che i miei combattano senza di me, mi spezzerò il capo nelle pareti.»
Balza dal letto; le gambe addolorate e dalla perdita del sangue infievolite gli negano l'ufficio; egli cade percotendo della faccia il pavimento. Vico e Lena lo soccorrono e tentano portarlo nuovamente sul letto. Ferruccio si oppone con minacce e preghiere, — poi comanda a Vico di sostenerlo tanto che arrivi contro al nemico. Vico a mani giunte lo supplica a deporne il pensiero.
«Per l'autorità che in me trasferiva morendo il tuo genitore, t'impongo di aiutarmi per tornare alla muraglia.»
Vico esitava pur sempre.