«Rompi gl'indugi, — o io ti maledico.»
Vico lo sorregge — invano. — Ferruccio non può mutare due passi; ambedue si fermano sconfortati; all'improvviso Ferruccio grida:
«Pommi su questa sedia; chiama gente che ti dieno mano e portami così su la breccia.»
La gente venne. Lena si affaccendava a fasciargli le piaghe, ma il capitano impazientito la respinge da sè:
«Non importa... vi rimane sangue che basta a salvare la patria... Sentite!... sentite! — Viva l'imperatore! — Ah! il nemico ha messo piede su i muri... presto... affrettatevi....volate... Viva la Repubblica di Fiorenza! Morte all'impero! morte al papa!»
Il fiero capitano cacciò quel grido con tutte le viscere, sicchè il suono tonante della sua voce superò lo strepito delle armi e il fragore delle artiglierie. Tempestando e minacciando ottenne lo riponessero sulla breccia dirimpetto le artiglierie nemiche, a canto il gonfalone della Repubblica quivi il terreno appariva solcato dalle palle; i più animosi si allontanavano dal luogo reso terribile per cumulo di cadaveri: il marchese Del Vasto, disegnando spingere la sua milizia a nuovo assalto da cotesta parte, fa drizzare le scale, spinge i soldati che si precipitano, salgono e già già afferrano la estrema parte dell'argine rovinoso.
«Cavalleggeri! Lascerete uccidere qui il vostro commessario senza difesa? — Viva la Repubblica! — La vittoria è nostra! — E staccato il gonfalone, con quanto aveva di forza lo agitava continuando a gridare: «Viva la Repubblica!»
Si riaccese la mischia; l'animo inasprito a nuova ferocia non faceva sentire la stanchezza delle membra e le ferite; unirono gli sforzi, ed anche per questa volta gl'imperiali furono ributtati dalla breccia. Il Ferruccio quando li vide in fondo del fosso, si risovvenne di certo suo scaltrimento di guerra, che consisteva nell'avere allestito non poche botti piene di sassi, le quali, riputando contenere munizioni, non avevano in sua assenza adoperato; — le rotolano adesso su l'orlo dell'argine e le lasciano sopra ai nemici; forte percotendo nel fondo del fosso le botti si sfasciano con impeto immenso; i sassi schizzano violentemente, e quale offendono nel piede, quale nelle gambe, tal altro nel fianco o nel volto; pesti, infranti, non sanno come mettersi in salvo: coloro che rimangono illesi prorompono in fuga precipitosa; nuova rovina di sassi, una pioggia dolorosa di acqua e di olio bollente si rovescia sopra gli offesi; oscene morti avvengono in cotesta infame fossa: — gli urli dei dannati possono appena uguagliare, non vincere, i guai che escono quinci entro a funestare le orecchie degli amici ed anche dei nemici; — membra troncate galleggianti nel sangue.
Il marchese Del Vasto, ineccitabile quanto il ferro che gli vestiva il petto, conobbe non dovere più oltre ostinarsi nello assalto; si guardò di sfiduciare i suoi soldati dalla speranza del vincere e sonò a raccolta; volle risparmiare il sangue, non per pietà di loro ma per amore di sè, imperciocchè quel sangue fosse venduto e gli appartenesse; in quel sangue stava riposta la sua gloria e la libidine di censo più largo.
Il giorno 21 di giugno, il marchese ricomincia la batteria da più parti, a Sant'Andrea e a Sant'Agnolo; con estremo sforzo si adopera contro; caddero i muri, corsero all'assalto; — pari l'ira da una parte e dall'altra, il valore pari; — ma o sia che il valore dei soldati di libera città comprenda virtù vera, e quello dei mercenarii del principe partecipi piuttosto del furore, o sia che vicino ad abbandonarle volesse Dio circondare di luce le armi fiorentine, nei petti degli uomini trovarono gl'imperiali un muro più insuperabile dell'altro composto di pietre. Si rinnovarono le morti, i casi miserevoli, le sconce ferite; — di nuovo i muri grondarono sangue, — il cielo fu bestemmiato o invocato, — ed ei stette pur sempre azzurro e sereno.