«La Quarantia», soggiunse il gonfaloniere, «vuole ella decidere la causa in questa mattina?»
Da tutte le parti si levò la voce:
«Vuole.»
Il gonfaloniere torna a sedersi; dopo alquanto di pausa si volge agli accusati e dice:
«Lorenzo di Tomaso Soderini, lo spettabile magistrato degli Otto vi accusa di pratiche secrete con i nemici della patria, di tentativi per sovvertire il reggimento, di voler ricondurre lo stato sotto gli antichi tiranni... Che cosa potete voi opporre a questa querela?»
Il Soderini schiuse a fatica la bocca, e dalle fauci gli proruppe un singulto; — nel tempo stesso sopra i contorni dei labbri gli comparve una bolla vermiglia, — scoppiò, — e dagli angoli della bocca gli gocciò una bava sanguinosa: una volta gli tremarono gli occhi, poi stettero quasi ghiacciati; crollò la persona e cadde sul pavimento; — non sospiro, — non gemito per lui; — il fragore delle catene fu l'unico suono che si fece sentire sul traditore caduto.
«Frate Vittorio», continua il gonfaloniere, «voi siete querelato del medesimo delitto: — che avete ad opporre per la vostra difesa?»
«Domine, in adiutorium, io vi dirò, magnifico messere Rafaello, la verità tale quale ella sta; perocchè, vedete, io sia semplice come un fanciullo pur mo' nato: il gentiluomo che voi testè interrogaste, certo giorno su l'ora di vespro, mi fece chiamare in sagrestia, dove io, credendo volesse accostarsi al tribunale della penitenza, lo segnai e gli dissi: Dite su; — ma egli mi rispose: Non occorre per oggi, frate Vittorio; io vengo da parte di Sua Santità a proporvi e, in quanto bisogna, ordinarvi di porgermi aiuto per ristabilire la sua famiglia in Fiorenza...»
«Perchè non veniste a denunziare il fatto alla Signoria?»
«Onorando messere, voi sapete da noi altri frati richiedersi tre voti soltanto, di obbedienza, di castità e di povertà; — se esigessero da noi anche quello della scienza, i monasteri sarebbero vuoti, come le aie...»