«Oh! no», interruppe una voce, «voi altri frati giurereste anche questo voto, nè lo adempireste meglio degli altri.»

«Ah! ah! come vi piace, padroni miei spettabilissimi; e infatti ogni giorno una pioggia di motteggi si rovescia sopra le nostre povere spalle, e non rifiniscono mai dal proverbiarci sopra la nostra testa rasa e il piè di legno: poc'anzi entrando qui dentro ho udito due gentiluomini che mettevano a partito se io mi avessi più duro il di sotto o il di sopra...»

Siffatta plebea umiliazione di sè, anzichè movere il riso, concitò lo sdegno degli ascoltanti; per la qual cosa il gonfaloniere lo avvertiva restringersi nella difesa: — ma il Carduccio, modestamente levandosi, tal dirigeva al Girolami grave consiglio:

«Messere, sacra cosa è la difesa dei querelati: se il frate parla scempie parole, nostro danno; noi non lo ascoltiamo per diletto sibbene per dovere; lasciamogli il conforto di dedurre difese inutili, dacchè non gli è dato promuoverne delle concludenti.»

«Dunque», seguita il frate, «io credei che mi burlasse, e con mal viso gli voltai le spalle garrendolo di venire ad uccellare i religiosi nei loro sacrosanti asili, massime nell'ora di vespro, in che facciamo la siesta.»

«Perchè avete tentato, dopo l'arresto del Soderini, trafugarvi dalla città sotto spoglie mentite?»

«Eh! ma la giustizia del bargello ha l'ale alle mani per prendere, e per lasciare soffre di gotta. Quando l'uom cade tra cotesti roncigli, avviene di noi come della pecora che capita nel pruneto; quando le va bene, qualche fiocco di lana vi lascia: onde io che aveva sentito raccontare in qual modo certo villano a cui apponeva avere imbolato il campanile della pieve se ne andasse a casa e dicesse alla donna sua: Mogliema, ti avaccia a far fagotto delle masserizie e andiamcene con Dio, imperciocchè mi accusino di avere rubato il campanile. — Statti, gaglioffo, che io di qui ne vedo la croce e ne sento le campane che sonano a gloria, gli rispose la donna; — ma il villano insisteva: Partiamo tuttavia, che al bargello per udire e vedere le campane e il campanile un anno potrebbe sembrare poco, e in questo tempo meglio giova essere pollo d'aia che pollo di stia. — Per le quali ragioni e cagioni deliberai mettermi in salvo, e ch'io non argomentassi poi male lo vedete col fatto: se mi riusciva sgombrare, non sarei qui con queste smaniglie addosso.»

Cominciarono gli esami dei testimoni, nessuno a discarico; molti deponevano come frate Vittorio, convertito il confessionale in bigoncia, quinci diffondesse parole di veleno contro la Repubblica e instigazioni al tradimento; altri gli contestarono la proposta da lui fatta di accompagnarlo a inchiodare i cannoni sul poggio San Miniato; non mancarono i soldati ch'egli con impudenza pari alla goffagine s'industriò contaminare per introdurre i nemici nel convento di San Francesco vestiti a modo di frati; in somma un cumulo di prove, di riscontri e d'indizii si aggravò sopra il suo capo da convincere la mente degli uomini meglio esitanti. Per un pezzo il frate durò a gridare calunnia e vomitare contro i testimoni atrocissime contumelie; poi all'improvviso gli mancò l'ardire e si gettò genuflesso sul pavimento piangendo dirotto e gridando:

«Misericordia! misericordia! vi prenderà ira contro un cane morto? Vi appoggerete sopra la canna rotta? Abbiate compassione di un povero folle....»

«Ed io pure sono folle, ma non ho mai morso le mammelle che mi porsero il latte!» esclamò improvviso Pieruccio, il quale, introdottosi furtivamente nella sala, se ne stava accovacciato a mo' di cane sotto le panche tra i piedi dei padri, — e meglio delle parole erano rampogna il suo aspetto attrito e le sue piaghe tuttavia sanguinanti. Poi sollevando le braccia in atto solenne, così favellava ai cittadini adunati: «Voi li salverete, voi non avrete cuore di condannarli... Sventura a voi! L'albero che avete piantato non alligna nella terra dei codardi e dei traditori, — e sì, — e sì che l'albero piantato da voi, quando non frutta libertà, somministra il legno per costruire il patibolo!...»