Il gonfaloniere, supponendo offesa la maestà del luogo da quei detti acerbi, ordinava traessero altrove il Pieruccio; se non che egli, vietando ai mazzieri di toccarlo, dignitoso e superbo, sgombrò da per se stesso dalla sala. Dal rumore che si levò da ogni lato, dall'agitarsi dei capi dei cittadini, parve quasi turbine trapassato per le piante della foresta.
Intanto Lorenzo Soderini, rinvenuto dal suo sfinimento, occupava di nuovo il posto di accusato. Raffaello Girolami, con voce che studia rendere quanto più poteva soave, gli domanda:
«Lorenzo Soderini, avete da opporre discolpa all'accusa che vi danno gli spettabili signori Otto, di guardia e balia?»
Il Soderini mosse le labbra per parlare, ma non ne uscì suono; — una mano di ferro gli stringeva la gola.
Allora il Girolami si piegò all'interno domandando,
«Ecci nessuno che prenda le difese di Lorenzo Sederini accusato di tradimento?»
«Nessuno. — Mandatelo alla forca senz'altre formalità.»
«Che sensi, che voci sono queste?» riprende il gonfaloniere; «mi trovo io tra uomini civili, o...»
«Su, dite tra chi?» interruppe Lionardo Bartolini.
«O tra chi mi trovo?» ripiegò in buon tempo il Girolami avvertito dalla interruzione del Bartolini che stava per uscirgli di bocca qualche grave parola. «Perchè non avrebbe messere Lorenzo le sue difese? Finchè la legge non pronunzia sopra di lui, non può dirsi reo. E alla patria, meglio che con le ire e l'impeto, si serve coll'adempire ai buoni ordinamenti di lei.»