Quali pensieri lo attristano?
Dapprima nessuno: tutto il cervello gli doleva siccome offeso da forte battitura; tentava inutilmente volgere il pensiero a un punto fisso; la fonte sembrava inaridita; si affaticava invano a suscitare la mente percossa da paralisi; — l'anima gli era morta prima del corpo; e sì che tanto breve ora gli avanzava di vita, a tante cose doveva meditare e a tante ancora provvedere... Oh Dio! questa impotenza lo contristava come i sogni sinistri, nei quali ti pare sentirti il ferro dell'assassino nei fianchi e tu non puoi aiutarti con la voce nè con la fuga. Ma di un moto convulso gli venne fatto cambiare positura, ed allora la immaginazione, quasi vento burrascoso nei campi, prorompendo sommosse un turbine di affetti e di memorie. Come baleno per notte profonda illuminando largo tratto di paese rivela allo sguardo pianure e colli e fiumane e alberi e case, obietti in somma infiniti e infinitamente svariati, così la immaginazione ricercò, — rischiarò, — vestì di bellezza i casi più riposti della vita: — sentì di nuovo il Soderini le gioie dell'infanzia, quando è dolce voltolarsi su l'erba verde, e punge cura di aggiungere correndo la farfalla, o desiderio di possedere l'uccello che canta e il pomo che rosseggia sopra i rami dell'albero: seguitarono i piaceri dell'adolescenza, — il primo cane sguinzagliato dietro la fiera, il primo cavallo stretto tra le ginocchia poderose; — e qui cominciava a mescolarsi una immagine di vergine ch'egli desiderava ardentemente, e non ne sapeva la causa, — che lo faceva sospirare, e ne ignorava il perchè; amava il suo riso pel riso, gli occhi per gli occhi; la fiumana del cuore era gonfia e non pertanto scorreva entro i suoi argini. Quanto ebbe diletto in quei giorni slanciare il cavallo di piena carriera lungo la via che passava davanti alla casa della fanciulla vagheggiata, circondarsi di un nuvolo di polvere, e traverso quel nuvolo scorrere come saetta e gittare un bacio a lei, che sporgendo dal balcone mostrava la guancia pallida pel pericolo del giovanetto! Gli si presentava alla mente il verde della campagna fresco, rugiadoso come su l'alba di un bel giorno di primavera o sul crepuscolo di un giorno di autunno, quando la pioggia lieve è caduta, e poi il cielo si fece all'improvviso sereno: vedeva l'emisfero colorito del più bell'azzurro che mai abbia sorriso sul nostro capo, e in quegli spazi rotare con magnifici giri il falco pellegrino... Oh felice, felice quel falco! Poi gli tornava alla mente la madre, o come quando curvata sopra la culla gli sorrideva e, lieve vellicando il suo corpo tenerello, convertiva in riso anche i pianti di lui povero infante, o quando, inconsapevole il padre, gli somministrava danaro per le sue voglie di fanciullo, o allorchè, amorosa troppo, celava i suoi falli giovanili per non provocare lo sdegno paterno: — povera madre! non gli aveva mai detto parola che sapesse di acerbo, — dalla sua bocca non era uscita nessuna rampogna mai, — non sapeva vietargli nulla; dov'egli si fosse ostinato in cosa che le tornasse spiacevole, — Tu mi farai piangere! — ella diceva e nulla più. Oh! come le immagini mutarono nell'agitato suo spirito! il capo volge da una guancia all'altra, non trova quiete. All'improvviso pargli vedere per mezzo sentieri ingombri di pantano e di sterpi avanzarsi penosamente una femmina; ella mostra il sembiante disfatto, spessi sospiri le prorompono dal seno, i piedi muove pel fango, le vesti ha sordidate e le membra, e la bufera le sventola dietro le spalle i capelli bianchi, cade la pioggia a rovescio; i nuvoli spinti dal vento scorrono pel cielo e rassembrano i demoni precipitati quando mossero battaglia al trono dell'Eterno. — Quella è sua madre; i suoi passi tendono ad un ampio campo recinto di mura; ella percuote sommesso alla porta: un ente senza forma, e non pertanto terribile, spalanca i cancelli e le domanda che cosa cerchi a quell'ora. — Piano! ella risponde per l'amore... è egli sacrilegio rammentare qui Dio! — Silenzio! — Ebbene, prosegue, per l'amore di Dio, sono una madre che vorrebbe piangere sopra la sua creatura; ella fu scellerata, ma io la portai nove mesi nelle mie viscere. — Cercala, riprende la voce; in cotesto spazio di terra, colà da quella parte il campo maladetto accoglie i cadaveri dei figliuoli che uccisero i propri parenti. — Non è qui. — Più in là vi sono i padri che hanno ucciso i figli, le madri che dispersero i loro portati. — Non è là. — Più oltre giacciono i fratricidi. — Nemmeno. — Là in fondo stanno i Giudei che crocifissero Cristo. — Neppure. — Femmina, o chi cerchi dunque? — Altri... altri. — O sciagurata! e allora tu cerchi un traditore della patria? — Piano! io muoio di vergogna..., sì, un traditore. — Io non tengo ricordo di costoro: corre gran tempo che la corda della forca lo ha scaraventato fuori del mondo? — Ieri all'ora del crepuscolo. — O dannati! cominciò la voce a urlare come un tuono, — o dannati! sapreste voi dire dove giaccia il corpo dell'anima che ieri cadde tra quelle che si tormentano nell'inferno? — La terra si commosse quasi la scuotesse il terremoto, e dalle fosse infinite che coprivano la campagna uscirono urli che dicevano: Lorenzo Soderini, Lorenzo Soderini! ben venga la madre sua! — scopérchiati, Soderini, fa accoglienza a tua madre! — E a lui sembrava udire sotto terra coteste parole di scherno, e con ambedue le mani afferrava la lapide per non essere scoperchiato; invano però, chè una forza irresistibile toglieva via la pietra, ed egli compariva davanti a sua madre ignudo, nero, arsiccio in mezzo di una fossa di fiamme, sicchè la madre urlava anch'essa: Ahi! povere mie carni! — e le mani cacciatesi nelle chiome, faceva atto di precipitarsi nella fornace del figlio. — Il figlio invece la respingeva, e la sua mano posta sul seno che l'aveva allattato, vi levava la fiamma e vi lasciava la scottatura, e con feroci accenti la rampognava: — Ora che hai pubblicata la mia infamia anche a' morti, va', io maledico il tuo fianco che mi ha portato. — Il condannato intanto arronciglia con le dita attratte la copertura del letto, scuote smanioso la testa e geme:
«Povera madre!»
Dante da Castiglione contemplando il nuovo spasimo, volgendo il pensiero alla femmina angosciata, ripete:
«Povera madre!»
Il Soderino temendo di beffe solleva la faccia; ma viste due lagrime scorrere giù per la barba del Castiglione, come furente strinse la destra di lui, la baciò con immensa passione e proruppe in pianto irrefrenato. Il Castiglione lo conforta e spesso gli viene ripetendo:
«Sii uomo!»
Frattanto sopraggiungono nuovi battuti per rilevar i fratelli che hanno consumato l'ora. A Dante viene fatto, senza riporvi mente, di stendere le dita quasi per contarla. Lorenzo, che si accorge del moto, domanda affannoso:
«Quanto mi avanza a vivere? — Ditemelo, — sei ore, — quattr'ore, — due, — una? — Io non voglio morire, non posso morire così presto. Questa luce mi offende gli occhi, — quest'aria mi pesa sul petto»; e correndo con impeto apre le tende e le finestre. «Oh! — egli prosegue, — aria fresca che porti refrigerio al mio sangue infiammato dalla febbre, domani per me soffierai invano; addio, patrie valli, addio, fiume patrio, addio, colline... Sopra uno di quei monti a cielo aperto, fornito lo spazio di vita che natura concede agli uomini, l'emisfero stellato sul capo, la cara famiglia d'intorno, sarebbe meno trista, forse piacevole cosa la morte; ma ahimè! tra i miei occhi moribondi e il cielo io vedrò un ferro tagliente, un uomo che non conosco e che m'uccide... ah! egli è crudele.» — E qui caccia fuori un terribile urlo e con ambe le mani si cuopre gli occhi.
Dante accorrendo gli domanda qual cosa l'offendesse.