Queste parole proferì il giovine cavallaro Bindo di Marco Berardi, soprannominato il Gorzerino, e al punto stesso forte percosse con la mano aperta sul petto al cancelliere, ed abbrancatoglielo quanto era largo, lo sollevò da terra, e con quel vigore che la natura aveva posto nel suo braccio, e che l'ira accrebbe, lo lanciò impetuosamente lontano da sè. Descrisse il cancelliere una curva per l'aria volando, e toccata ch'ebbe con i piè la terra, prese a muoverli celerissimi uno dietro l'altro correndo all'indietro, finchè, perduto l'equilibrio, a braccia stese e a gambe levate casca supino nel fango della via. La zimarra nera ripiegandosi gli si avviluppa sul capo; ond'egli quanto più si sforza tôrsi d'impaccio, tanto più vi s'intrica e le vesti curiali di mota e d'immondezza contamina. Amici e nemici prorompono in altissime risa.
Procedendo di alquanto spazio, prima degli altri, un ambasciatore che sembrava il meglio autorevole,... Cap. III, pag. 81.
Pur finalmente si sbrogliò costui; scomposti i capelli, livido, tremante di rabbia, lanciò attorno uno sguardo, donde parve scaturire un getto di veleno.
«Ridete eh?» prese a balbettare fissando i gabellieri. «Si tolga il demonio l'anima mia, se io non vi faccio gli uomini più dolenti del mondo. Vedremo un po' se riderete quando mastro Spedito vi acconcerà la corda attorno al collo.»
Quindi la persona volge per parte, mentre tuttavia mantiene il volto di faccia; guarda in un lato, mentre co' piè s'indirizza in un altro, siccome fanno le nottole allorchè volano per le tenebre dei cieli, e con voce baldanzosa continua a gridare:
«Fuori, sergente Montauto, arrestateli, — legateli, — menateli in prigione...»
E in meno che non si dice un amen una torma di uomini armati comparve, come se fosse piovuta dai nuvoli o scaturita dalla terra.
Bindo di Marco, staccatasi prestamente la daga dal fianco, la trasse fuori e, il fodero gettato per terra, esclama: