«Mancano i cavalli.»
«Abbiamo i cavalli.»
«Dunque i traditori siete voi», rispose alterato il Malatesta, «che tutte queste cose avete provveduto e meco non ne teneste parola.»
«Malatesta, a mani giunte vi supplichiamo ad assaltare il campo.»
«Questo non è possibile.»
«L'esercito è scemato, il capitano lontano.»
«Eccelsi signori, v'ingannano; poche genti mossero contro al Ferruccio. Fabrizio Maramaldo e Alessandro Vitelli lo stringono su quel di Pistoia con due eserciti due volte maggiori di quello che farebbe mestieri per opprimerlo. Qui sta il principe, e veglia attentissimo per ributtare chiunque esca.»
«No, le nostre spie non c'ingannano; sappiamo tutto: il principe ha mosso contra il Ferruccio con la gente più valorosa del campo, nove o diecimila tra fanti e cavalli; a guardare il campo rimasero da quattromila e dei peggiori; sappiamo avere ordine di non uscire a fare giornata, bensì in caso di difficoltà ridursi nel forte della piazza abbandonando il Sassetto, Musciano, Giramonte, il Gallo e gli altri luoghi forti; noi abbiamo seimila ducento settanta soldati in punto da combattere, ottomila della milizia cittadina; allestimmo ventidue pezzi di artiglierie da campo: voi lo vedete, sappiamo questo ed altro ancora[314].»
«Voi non sapete nulla... voi non sapete nulla; vi mettono di mezzo, vogliono la vostra rovina..»
«Bene, sia, — noi vogliamo combattere; vostro ufficio è obbedirci.»