«Voi mi volete ammazzare, — ma ammazzerete un corpo fradicio.»
«Che parole, che pensieri sono questi vostri, messere Baglioni? Noi vi ripetiamo che vogliamo combattere.»
«Or da che parte intendete uscire, signori? Da San Friano no, perchè da Monte Oliveto ci sfolgoreggiano i nemici con le artiglierie fin sulla porta e impediscono attelarci in battaglia, e inoltre abbiamo i Tedeschi di San Donato in Polverosa alle spalle; non da San Pier Gattolino, perchè, come vedete, le batterie avversarie distano dalla città un tiro di archibuso appena. Da San Giorgio nemmeno, standoci di faccia il cavaliere del Barduccio. E quando pure potessimo stenderci in battaglia, affrontare i ripari e superarli, chi ci difenderà in quella disordinata zuffa da seimila fra Tedeschi e Spagnuoli che c'incalzeranno dietro nuovi della battaglia e composti? Uscendo dalla parte opposta dell'Arno ci mancano le forze, perchè dobbiamo tenere guardato il monte e sostenere la cavalleria, alla quale dal nostro canto non possiamo opporre cavalli. — Ora pensate voi se io, od altri v'inganna[315].»
«Messere Malatesta», notò Michelangiolo Buonarroti, «non ha osservato che l'Arno è gonfio, nè così di leggeri potranno aiutarsi i nemici delle due sponde del fiume[316]. Messere Malatesta ha lasciato eziandio inosservato che per la via di Rusciano e per la valle verso il Gallo può molto bene avanzare la gente senza timore d'impedimento per le artiglierie nemiche.»
«Il signor Malatesta», riprese Francesco Carduccio, «ha pur anche dimenticato che quantunque volte i Fiorentini assaltarono il campo, stettero a un pelo di metterlo in rotta... La causa poi per cui mancammo il fine, se si partisse dalla fortuna o da che muovesse, — meglio di tutti può dirvi qui Malatesta Baglioni.»
«Carduccio, Carduccio, la vostra lingua ferisce velenosa quanto quella della vipera.»
«Piuttosto le vostre orecchie stanno tese con più paura che quelle della lepre.»
«Voi mi portate rancore, voi vorreste farmi capitare male, — un giorno verrà in cui i Fiorentini si accorgeranno chi di noi due fu traditore.»
«Ma io credo che, per saper questo, i Fiorentini non abbisognino aspettare pure un istante.»
«O signore Stefano», interruppe il gonfaloniere, «perchè non ci aprite la mente vostra? In negozio di tanta importanza certo il vostro consiglio varrebbe a farci deporre o confermare la opinione nostra; — in nome di Dio, favellate.»