«Non anche noi siamo ridotti ad avere scettri di avorio e canizie per difesa; qui sotto le vesti abbiamo i nostri pugnali, — nei nostri petti un cuore che freme alla vista dei traditori...»
Si prolunga il trambusto; i capitani perugini si stringono attorno al Malatesta silenziosi e minaccevoli; — i padri si agitano sui seggi, — parlano o piuttosto gridano tutti. Veementi erano i gesti, veementi le parole; — i capi ondeggianti davano sembianza di mare commosso o di campo di spighe quando il vento soffia. Pure, adoperandovisi i migliori cittadini, lo stesso Malatesta accennando che volea parlare, si placò a mano a mano lo schiamazzo; in mezzo al digradante conturbamento fu udita la voce del Malatesta:
«Che libertà è questa vostra? Volete libero reggimento, ma soltanto per voi; — amate il favellare sciolto finchè vi giova; — quando vi nuoce, condannate il malcauto ad avere mozza la testa. Io ho aperto francamente il parere mio, perchè amo questa città davvero e perchè non vorrei vedere voi altri trucidati sotto i miei occhi.
Michelangelo Buonarroti, levandosi in piedi ed ambe le braccia stendendo verso il Baglione, profferì queste solenni parole:
«I codardi non lasciano eredità di odio o di amore. Noi vinceremo; e quando pure rimanessimo morti, sappiate che co' vermi nati dai cadaveri dei martiri della libertà le furie compongono il flagello di rimorso e di terrore col quale percuotono eternamente i tiranni.»
«Posciachè fato comune è morire», aggiunse Dante, «una palla, una piccata nelle viscere sono bene spesso infermità meno dolenti delle altre, — sempre più gloriose.»
«... Menatelo via dal campo, conservatelo all'onore della milizia italiana.» Cap. XXVII, pag. 306.
Ma il petulante Malatesta riprende: — «Questo è il parer vostro, nè, comunque vaghi, due fiori fanno la corona: or via, adunate il vostro consiglio generale; io esporrò le mie, voi le vostre ragioni, e stiamoci a quello deciderà il popolo chiamato a parlamento.»