I fidati di Malatesta mormoravano, — non si movevano, — pure accennavano vacillare. — Tristi tutti!... ma il momento solenne, l'esempio della virtù, il pensiero della perfidia ch'esita sempre, finchè non sia irrevocabilmente consumata, e l'appello non mai del tutto rivolto invano alla particola eterea dell'uomo, gli soverchiava più poderoso di loro medesimi. Li vide il Baglioni li vide e sorrise, e con suono benigno, guardando il gonfaloniere, favellò:
«Si abbiano per non profferite le mie parole. Anche quando vi piacesse il fato dei Saguntini, la fama loro splende assai luminosa nelle storie, onde io non debba rifiutarmi parteciparla con voi. E però, quantunque volto dalle magnificenze vostre ci sarà comandato e per la parte dell'eccelso signor gonfaloniere mantenuto quanto ne fu promesso, sono disposto a mettermi a qualsivoglia manifesto pericolo, come manifestamente vedranno[317].
«Dio vi benedica!» riprese il gonfaloniere esaltato, «io verrò con esso voi armato di corsaletto e di picca.»
Il Carduccio, declinato il volto, gemeva.
Il giorno appresso Malatesta avendo sentito per fedeli ragguagli la pubblica esaltazione giunta al suo colmo, stimò bene maneggiarsi in maniera da godere il benefizio del tempo. La Signoria per tempissimo in compagnia di tutti i magistrati si recò in Santa Maria del Fiore, dove si comunicò; poscia andarono a processione per quelle medesime strade e con le reliquie medesime che sogliono portare per la festa di San Giovanni. Intanto si ragunarono i gonfalonieri, cittadini pieni di ardire e con esso loro buona parte dei soldati pagati, ai quali pareva mille anni di venire alle mani col nemico; pronti erano i Signori, pronto ed armato il gonfaloniere, disposto, secondo la sua promessa, ad uscire ancora egli.
Ad accrescere l'ardimento universale, si aggiunse un segno che, comunque naturale, nondimeno anche ai nostri tempi, in cui tanto lume di esperienza o abbiamo o vantiamo, riuscirebbe di maraviglioso vantaggio in casi difficili. Un'aquila ferita in un'ala, aiutandosi come meglio poteva, lungo il corso del fiume si rifuggì in Firenze, dove presa da un pescatore e da questo presentata al capitano Ridolfo di Ascesi, che stava di guardia alla porta San Friano, egli, ritenuto per sè il corpo, mandò per un suo soldato la testa alla Signoria. I signori, tenendo o fingendo tenere simile accidente come augurio favorevole a sè, funesto agli imperiali, ne fecero grandissima festa e al soldato, che fu Cristofano da Santa Maria in Bagno, donarono quattro ducati d'oro. E tanto più ebbero accetto siffatto presagio in quanto pochi giorni innanzi il vento aveva staccato una bandiera dalle finestre del palazzo, dove era scritto LIBERTAS, e travoltala per certe corti prossime al Baldracca, dove si durò fatiche assai per riaverla. Pareva anche il cielo volesse per questa volta intervenire per tutelare la innocente città dalla truce cupidigia del papa.
Comparve finalmente Malatesta, ma tardi, e dopo molte cerimonie cominciò a squadronare i soldati per passarli in rassegna. Il Busini, testimone oculare, racconta come Malatesta, per avvilire l'animo dei Fiorentini, adoperasse una astuzia onde i soldati apparissero pochi, e fu, che dove le file si componevano di cinque e sette uomini, egli le istituì di sette e di nove. Il quale accorgimento, non che sortisse l'effetto divisato dal Malatesta, ne sortiva uno del tutto contrario; imperciocchè i Signori ponessero in diversi luoghi molti cittadini, che annoverando uomo per uomo e fattane somma, trovarono avere nove mila soldati pagati in punto di combattere, di seimila e tanti che gli estimavano prima[318]. A tale erano ridotte le cose nella infelice Firenze.
Fornita la rassegna, che portò via buon tratto della giornata, prese il Baglione ad arringare con sì lunga diceria presso la quale le prediche di fra' Benedetto sarieno parse epigrammi; poi dispensò copia di munizioni ai soldati; chiamati in cerchio attorno a sè i capitani, molti ordini distribuì, molte diligenze raccomandò, infiniti uffici commise; — una operazione dopo l'altra, e a suo grandissimo agio. Il giorno se ne andava, e non è da dirsi con quanta passione vedessero i più animosi accostarsi il sole al tramonto. Allora Malatesta, per isfuggire il mormorio che udiva a mano a mano andare crescendo, quantunque i soldati conservassero le ordinanze, nella stessa guisa che il mare gorgoglia innanzi che il vento soffi ad agitare le sue onde, si cansò andandosene verso porta San Nicolò. Colà giunto, spedì Cencio Guercio con altri suoi fidati incombenzandoli di andare a riconoscere il sito e i forti degli imperiali; tornassero tosto per quanto avevano grata la sua grazia; capirono, come doverono comprendere, e si affrettarono co' passi della testuggine. Così il subdolo Malatesta, baloccandosi ora intorno ad una cosa, ora intorno ad un'altra, pervenne a sera. Rimanendo spazio breve di giorno, quinci egli si tolse all'improvviso, e con lui tutti i Perugini e tutti i Corsi, raccolte prima le bagaglie, onde le compagnie ne rimasero disordinate. La notte sopraggiunta non concesse luogo di abbracciare prontamente altro partito, — all'opposto nacque confusione e terrore: — temerono che i soldati del Malatesta, aperte le porte, lasciassero il nemico irrompere nella città e mandarla a ruba: i giovani della ordinanza, ancora efficacissima nelle estremità della cadente repubblica, stettero tutta la notte vigilantissimi, guardando le strade e le piazze con amorevole diligenza. — Questo stato non può durare; gli eventi precipitano al fine; egli fu deplorabile, — ma pieno di onore, di compassione e di germi di futura vendetta.
Addio, Firenze, — tornerò per vederti agonizzare, verrò per darti un viatico di lacrime prima che tu vada dove Atene e Sparta andarono, dove la romana libertà precipitava, dove tutte le tue sorelle ti precederono. Ultima stella del cielo d'Ausonia.