«Al canto si ravvisa l'uccello. Avete paura? Restatevi; — noi andremo senza di voi.»

«Noi!» quasi disperati urlarono i Perugini e i Côrsi, cui morse acerba la rampogna, e comecchè corrotto, una stilla di buon sangue italiano bolliva loro dentro le vene; — si voltarono al Malatesta per conoscere dal suo viso se dovessero o no rispondere all'invito. Malatesta immobile come un faro in mezzo a mare in burrasca, non muta sembiante, o atteggia la persona a moto generoso o di rabbia.

«Noi andremo senza di voi», replicarono i capitani fedeli, «e ne facciamo sacramento sopra gli evangeli santissimi.»

E mossi da un medesimo impulso si affollarono all'altare in fondo della sala, dove stese le mani giurarono con grande effusione di cuore avrebbero difeso Firenze finchè bastasse loro la vita.

«Vieni», disse Lionardo Bartolini, gonfaloniere dell'Unicorno, a Dante da Castiglione, gonfaloniere del Vaio; «forse tu non vorresti giurare?»

«Lionardo mio, chi rinnuova non mantiene; chi giura più spesso delle femmine?»

«Certo di' bene. Quando esse giurano amarti per una eternità, — ciò si deve intendere per una settimana, con un poco del lunedì veniente, — ma poco...»

«Ho giurato una volta, e basta.»

Intanto Rafaello Girolami, guardando fissamente il cielo con le braccia aperte, non senza molto pianto e singulti esclamava:

«Invitto Malatesta Baglioni, capitani valentissimi, vi prenda amore della vostra fama, pietà di noi; non consentite che il patrio fiume e le strade di questa città nobilissima corrano sangue cittadino, — le strida degli uomini e delle donne desolate feriscano il cielo, si ardano i palazzi, si contaminino i tempii di Dio, si commettano infine quelle nefande abbominazioni le quali siccome aprono l'inferno a chi le commette, non sono meno incomportabili per chi le sopporta. Non vi diede la madre vostra viscere umane? Cristo nostro Signore non v'insegnò carità? sono le orecchie vostre di granito pel nome santo di patria?»