Qui sta Maramaldo volgendo di tratto in tratto lo sguardo verso la porta Apiciana per vedere se il Ferruccio giungesse. Finalmente l'empia voglia gli rimase soddisfatta; — si apre la folla, e il Ferruccio, tratto a vituperio con ineffabile angoscia sopra i bastoni delle picche, si avvicina alla casa Battistini.
Maramaldo con subito alternare diventa in volto bianco e vermiglio, — vuole incitarsi a furore, siccome costumano le belve flagellandosi i fianchi con la coda; e non pertanto, malgrado che provocasse l'ingegno plebeo già troppo di per sè stesso corrivo all'ingiuria, non sapeva spingergli su i labbri una contumelia qualunque; la coscienza gli mormorava dentro: Codardo! egli vale troppo meglio di te.
Glielo distesero ai piedi, ed egli stette lungo tempo a guardarlo senza potere profferire parola, poi cominciò tra lo scherno e la rampogna:
«Infelice! Vedi a che ti ha ridotto il folle pensiero di resistere alle armi di sua maestà Carlo V imperatore e re, e del Beatissimo Padre? Vedi, sconsigliato, come in mala ora lasciavi il fondaco? Credevi forse che il combattere battaglia fosse così agevole che misurare panni? Stolto! Tu hai senza scopo empito i sepolcri di tuoi concittadini. Tu, alla vanità che ti rode compiacendo, hai sagrificato migliaia di uomini. Dio ti ha riprovato, — Dio ti confonde ai miei piedi; — io potrei calpestarti, e tu lo meriteresti; — ma rispetto in te il segno del cristiano — e ti risparmio. Il Signore nella sua misericordia ti concede spazio sufficiente di vita per riparare ai tuoi falli; — adempi al comando dell'Eterno e chiedi pubblica perdonanza all'imperatore...»
Il Ferruccio aperse gli occhi e gli levò al firmamento, quasi per richiamare la mente di Dio alla bestemmia che si faceva del suo santo nome, e quindi favellò queste poche parole:
«Soldato! Renditi meritevole della vittoria, usandone con modestia. Vedi, la terra intorno è tutta ingombra di morti... e la più parte imperiali...»
«Codardo! tu sei vinto, e minacci!»
«Non sei tu che favelli colui che vidi fuggire ben cinque volte davanti a me?»
«Rendimi ragione del sangue del mio trombetto, assassinato in Volterra.»
«Mal rammenti Volterra... ella pur vide la tua viltà...»