Fia testimonio al vero.

Dante.

Ahi fortuna! Ci vien meno sotto i piedi la terra. Dove precipitiamo, o Cencio?» disfatto dal terrore esclamava Malatesta Baglioni, a cui Cencio riferiva rotto l'esercito imperiale, morto l'Orange, Ferruccio vincitore accostarsi a Firenze, il destino della Repubblica prevalso; — alle quali parole Cencio rispondeva:

«Ch'è questo, signor Baglione? Non dubitate; un sostegno non sarà per mancarvi giammai: se vi fugge dalla parte dei piedi, la Repubblica sta apparecchiandovene un altro dalla parte del collo.»

«Maledetto quando mi apparisti davanti! Possa la tua anima traboccare dal patibolo nell'inferno! Ma ti par ora questa da motteggiare, Cencio? Vien qua, Cencio, senti: vediamo se vi ha mezzo di salvarci la vita... la vita! e che devo farmi della vita senza la potenza, senza le dovizie... senza...?»

«Senza il sangue dei nemici?»

«Lo hai detto. — Costoro non mi uccideranno, anzi diranno al valletto: Prima che quella vivanda passi al cane, datela a Malatesta che sta di fuori seduto sopra i gradini del nostro palazzo.»

«Addio Chiusi, addio duchea di Bevagna e Tunigiana.»

«Il figlio che doveva essere orgoglio dei miei tardi anni, che stava per condurmi regal donna in casa!»