La voce, il guardo, le mani, tutta la persona, insomma spirava la distruzione... Cap. XXIX, pag. 698.
«I signori Dieci! I magnifici signori Dieci di libertà e pace! Che vengano tosto, in miglior punto non potevano arrivare i messaggeri dei magnifici signori Dieci. Cencio, Biagio, rimanete con me, affinchè non abbiano a camminare troppo per rinvenire medico, confessore e notaio per la Repubblica che muore; o piuttosto sentite: noi rappresenteremo i tre sacramenti: io la Penitenza, Biagio l'Eucarestia, e tu, Cencio, la Estrema Unzione; — guarda mo', Biagio, non ti par egli che abbia Cencio una faccia di olio santo? E per questa volta tu l'ungerai proprio all'agonia, come raccomanda l'apostolo santo Iacopo, — la Estrema Unzione non si dovrebbe replicare una seconda volta, — ciò sta contro le regole. — Ecco i Dieci. — Ben vengano i magnifici signori Dieci. — In che e dove posso spendere l'opera mia? Cencio, porgete sgabelli. — State a vostro agio, come a casa vostra. Ci avanza ancora qualche poco di vino; vorreste saggiarne? — Vino d'assedio... ma vi do quello che ho, e di cuore...»
E tutte queste parole erano profferite con procacia e petulanza tali da movere a sdegno i più mansueti.
I Dieci però o non si sdegnarono o molto bene dissimularono l'ira concetta; onde mansueti risposero:
«Gran mercè, signor capitano generale, — noi ci staremo in piedi; la urgenza del caso è tale che non concede la perdita di un momento di tempo.»
«Orsù dunque dite: io tutto orecchie vi ascolto.»
«Malatesta, — voi siete cristiano, e vi supplichiamo per Dio; — voi siete soldato, e vi supplichiamo per l'onor vostro; — voi siete padre, e per l'amore dei vostri figliuoli vi scongiuriamo a prendere pietà del nostro infelice paese. Voi lo sapete, Orange è morto, — morto pur anche il valoroso Ferruccio; — il nostro esercito rimase rotto, ma la vittoria del nemico si assomiglia alla sconfitta; possiamo anche vincere, conduceteci all'assalto del campo, — noi confidiamo sia per riuscirci agevole opprimerlo; — vuoto dei migliori soldati, sbigottito, diviso di voglie, forse mai come ora ci stette in pugno la vittoria. L'ordinanza della milizia ad alta voce domanda mescolarsi col nemico.»
«Ordinanza! Poveri folli! Ma che? credete voi che ordinare una battaglia, esercitare il mestiere del soldato sia come cimare panni, tignere sete e sedersi in banco a dare a prestanza sul pegno al venti per cento d'interesse? Chi vi ha contato tante novelle? Così foss'io sano, com'è Orange! — Così...»
«Signor Malatesta, noi ne abbiamo sicurissimo ragguaglio.»
«Ed io vi dico che vi hanno ingannato. Voi non avete più speranza di vincere, e credetelo a me, che sono uomo di guerra: abbandonatevi nelle mie braccia; sutor ne ultra crepidam, — a voi i negozi, la spada a me. — L'ordinanza!... Voi avreste fatto un gran bene a lasciare cotesta gioventù ai suoi fondachi, che le bisogne sarieno state assai meglio amministrate...»