«Uccidetemi, ma ascoltatemi.»

E si mescolò tra' suoi percuotitori, e quale abbraccia, qual bacia e quale strascina, pure pregando che vogliano affrettarsi in aiuto della patria.

Perchè si arresta il magnanimo? Per qual cagione alla intensa alacrità successe tanto stupida quiete? Forse gli si scoppiò il cuore e non sostenne la vista della rovina della patria?

Come Cesare, quando tra i congiurati contro la sua vita riconobbe Bruto, si avviluppò col manto la testa e ad altro non pensò che a morire dignitosamente, Dante, avendo ravvisato tra i ribelli della Repubblica il suo fratello Giovambattista, pievano di Santo Appiano, non potè proferire altre parole se non queste:

«Anche tu, Giambattista!...»

E con le mani si coperse la faccia; — ogni vigore rimase in lui affatto spento, — non vide nè senti più nulla, — stette come uomo morto. — E poichè Bernardo da Verazzano si accorse che i tristi, imbaldanziti del silenzio di lui, erano per rinnovargli qualche mal tratto, lo trasse via con dolce violenza da quel luogo; ed ei lasciò condursi immemore, a guisa di fanciullo, chiuso in tale una angoscia che non gli concedeva nè un pensiero nè una lacrima nè un atto di furore disperato.

Giunto presso al ponte Santa Trinita, incontra messere Bernardo da Castiglione, il quale, tutto smanioso, volgendo i passi alla volta di lui, da lontano gli grida:

«Sálvati, Dante, la patria è perduta.»

«Mente chi lo dice!» urla Dante, e gli occhi dilata orribilmente, il volto pel subito moto gli diventa pavonazzo, e dalle ferite torna a sgorgargli vivido il sangue.

«Ahi! mentissi davvero! — fosse quanto vidi ed udii un mal sogno!... Ma ascolta, figliuol mio: dei gonfaloni chiamati la metà appena si adunò su la piazza; dei mercenari, tranne i Guasconi, nessuno. Il gonfaloniere gridava senza posarsi: Arme, arme, a me il corsaletto e il cavallo... — All'improvviso allibbisce e tace, e seco gli altri, che una nuova giunge disperante in palazzo: Malatesta avere fatto impeto alla porta di San Pietro Gattolino, dispersa la guardia, cacciato l'Altoviti che vi stava a capitano, rotte le imposte, intromesso il nemico; le artiglierie, a lui affidate in difesa della città, averle volte ai nostri danni e minacciare ridurre i nobili palazzi, l'egregie basiliche in un mucchio di cenere: stanziare insieme con lui Baccio Valori e don Ferrante Gonzaga. In tanta confusione di eventi, in così grande imminenza di pericolo non avere potuto la Signoria o saputo abbracciare partito altro migliore che quello di rendere a Malatesta il bastone e al Bartolino il commessariato; atto primo della ricuperata autorità di ambedue questi tristi essere stato disfare la Signoria, convocare gli Ottanta ed eleggere quattro cittadini, Bardo Altoviti, Iacopo Morelli, Lorenzo Strozzi e Pierfrancesco Portinari, per fermare la capitolazione...»