«Bernardo, pel sangue di Cristo, ditemi il vero: dov'è Michelangiolo?»
«In salvo.»
«E il Carduccio?»
«Non si è più visto, e lo crediamo salvato...»
«Gran mercè. Ora sul limitare della porta io scuoto dal mio calzare una terra maledetta, — la terra della mia patria, perchè sta per produrre il frutto della tirannide.»
Ma quel pietoso vecchio di Bernardo curvandosi a stento ne raccolse un pugno e tornò a cospargergliene i sandali dicendo:
«No, figliuolo mio, ella è terra di sventura. Negli amari passi dell'esilio due sole cose ti rimarranno della patria — la sua memoria nel cuore, — la sua polvere sul calzare, — e allora ti sarà cara anche questa, e penserai parte di lei ricoprire i tuoi padri, — i tuoi parenti — e forse anche me che ti amai tanto; — serbala, Dante mio; noi adoriamo reliquie meno sante di lei.»
Varcarono le porte, — si dilungarono alquanto; all'improvviso Dante volge la faccia alla patria che abbandonava, e vede Bernardo sopra la porta che gli manda un estremo saluto —; poi si chiusero le imposte, e non vide più nulla. Allora lo vinse un fiero proponimento; ratto trasse fuori il pugnale e puntandoselo ai petto esclamò:
«Nessuno potrà impedirmi di morire a mio senno.»
Se non che gli amici lo trattennero, con dolci parole lo raumiliarono, gli trassero il pugnale, nè glielo resero prima che con solenne giuramento si obbligasse a conservarsi la vita.