E operato miracoli, come sarebbe la guarigione dell'idrope alle fanciulle dopo nove mesi di enfiatura, — e così discorrendo.
Ora andate, se il cuore vi regge, a battere la cassa addosso alla reale e imperiale amministrazione del giuoco del lotto.
I filosofi lo biasimano, ed hanno torto. Date loro a tenere il banco, e lo loderanno; — lo dimostreranno ancora filantropico, siccome usa nel nostro linguaggio moderno.
Lascio del lotto e torno a messere Bono Boni, dottore di legge.
Se alcuno nel mio Bono si ravvisasse, si rammenti del discite iustitiam, moniti...
Lo troverà in Virgilio[375], ma costà lo dice Flegia ai dannati senza conclusione di nulla, perchè la predica ai perduti senza rimedio per sempre la è proprio il soccorso di Pisa; però io glielo dico prima di dannarsi, affinchè si provveda.
Ora contemplino i popoli la giustizia di Dio.
Correva il 23 di dicembre dell'anno 1531. Dentro una sala ampia, umida e buia Malatesta Baglioni e Cencio Guercio stanno ridotti davanti al focolare. Malatesta sopra una sedia baronale a bracciuoli da un lato, Cencio sopra uno sgabello dall'altro; lo spazio tra Malatesta e il suo cagnotto era occupato da due sedie vuote. Non dicevano parola; — di tratto in tratto il Guercio alzava gli occhi per guardare Malatesta, ma, non osando sostenere la vista di lui, gli abbassava pensoso, chè la paura gli si era cacciata nell'anima.
Da molto tempo abbandonò la salute le membra del Baglione, e nondimeno da pochi mesi a questa parte egli appariva l'ombra di quello che fu. La pelle gli s'informava dalle ossa, gli cadevano giù lungo le gambe le calze e ad ogni moto gli ondeggiavano; — il volto aveva bianco come il marmo; — alcune ciocche di capelli canuti gli fuggivano rabbuffate di sotto alla berretta, — la barba sordida ed incomposta, — segno certissimo in lui, tanto studioso della mondizie del corpo, di spirito agitato; — le sopracciglia irsute celavano a mezzo le pupille, le quali muovono continue per un'orbita dilatata, reticolata di vene sanguigne, — piena di colori biliosi; — e poi l'occhiaia livida gl'ingombra gran parte delle guance smunte e rugose. Le spalle tiene curve, il capo chino sul petto; — ambidue i gomiti riposa sopra i bracciuoli, — con le mani si appoggia ai pomi della sedia: — e' sono mani di cadavere; — le unghie lunghe, violette alla radice, in cima bianche; — la pelle gialla, — i nodelli sporgenti, e grosse vene di colore del piombo gliele traversano sinuose. — Sta nel dominio della morte.