O figli miei, — io ho molto patito per voi; io merito un premio.
Non vi chiedo lacrime, — perchè non dovete più piangere.
Non vi chiedo sepolcro di marmo; — egli occuperebbe alcuni passi di terreno che voi adopererete meglio seminandolo di frumento; — e poi a me piace la tomba dove ogni anno la primavera rinnuova la verdura, — e fino d'ora parmi che non morrò intero se sopra il mio capo farà germogliare la natura erbe odorose e bei fiori.
E nè anche io vi chiedo la fama; — perchè v'ingombrereste lo intelletto con la ricordanza delle cose che furono? Gittate la storia nell'inferno, come il dragone dell'Apolicasse, e suggellatelo con sette sigilli sopra di lui[381]. Che cosa mai presumereste impararvi? V'imparereste come la colpa generi la vendetta, e la vendetta la colpa, come il serpe si morda la coda, ed è cerchio infame di misfatti e di errori. Abbia il tempo i suoi diritti, continuando il privilegio di Saturno di divorare i suoi figliuoli; — un giorno anch'egli sarà divorato a vicenda da sua madre; — il minuto semina l'ora e raccoglie la giornata; — la giornata semina l'anno e raccoglie il secolo; — l'eternità semina il tempo e raccoglie la morte, — e morte sia: — perchè mi dorrebbe la morte del mio nome dopo quella del mio corpo? — Il lenzuolo funerario non si consuma egli dentro il sepolcro? Perchè non si dovrebbe logorare anche la fama, ch'è il sudario funebre dell'anime?
Tutto parla di morte quaggiù. Mentre guardi il cielo, ti si apre sotto ai piedi una fossa; — mentre vagheggi un fiore sopra la terra, nel firmamento impallidisce una stella; — e se il tuo capo riposi sul seno dell'amata tua donna pensando inebbriarli di voluttà, — ecco, ecco, — bada a questo: le stesse pulsazioni del suo cuore ti misurano la vita che manca e il tempo in cui ti avvicini al sepolcro.
Dove sono o come si chiamarono gli uomini che lottarono con le mani ignude contro ai lioni e rimandarono senza denti la tigre al deserto? In qual modo si distrussero i giganti, — la razza dei feroci cacciatori al cospetto di Dio? Dove giacciono i ruderi dei loro enormi monumenti? Chi visse in Palmira e chi regnò in Persepoli? Chi cantò prima di Lino e d'Orfeo? Chi combattè prima di Agamennone[382]? — Anche il firmamento rimase vedovato dei suoi splendori, — le Pleiadi disparvero, — e non pertanto quali occhi piansero perduti que' bei raggi del cielo? Chi di noi può vantarsi più forte dell'elefante — più bello del destriero, più maestoso del cedro del Libano? — Eppure chi si curò rammentarci quando l'alligatore divorò l'elefante, — il cavaliere straziò degli sproni i fianchi al buon cavallo, — e la scure rapì alla foresta il suo più nobile figlio?
E chi dunque sono io perchè mi debba increscere la dimenticanza?
Io però merito un premio, e ve lo domando. Deh! fate che prima di chiudersi nel sonno della morte questi miei occhi possano vedervi liberi e felici sopra la terra dei vostri padri.
E questo è il premio ch'io domando da voi.