Più pietosa assai delle preghiere che Omero cantò[378], per rifiuto nè per oltraggio tu ti sdegnasti; — voce mutata e sembianza, non salisti al cielo ad imprecare vendetta sopra lo inospitale, — ma sotto rigido aere, per notti procellose, ti sei posta senza lagnarti a piè della porta, pure aspettando che ti venissero aperti i domestici penetrali.

Chiusa ch'ebbi la lapide di granito sopra la tomba della patria, — io vidi la Speranza dall'altra parte del tumulo sorridente e serena. Poi levò la mano e descrisse col dito teso nei cieli l'iride dell'alleanza; — poco dopo, agitando le sue bellissime ale di farfalla, ne scosse una polvere splendida quanto il raggio della prima stella che scintillò sopra la terra, e — «Se vuoi un segno», — ella disse, — «volgiti alla terra e guarda il segno.»

Ed io declinai lo sguardo, e sul granito era cresciuta una messe degna di lui; — aveva lo stelo di acciaro forbito, la spiga a guisa d'impugnatura di spada.

«Un angiolo», riprese, «uscirà tra poco dal tempio e griderà con gran voce: — Mettete dentro la vostra falce, imperciocchè l'ora del mietere sia venuta, e il ricolto rimasto sopra terra si secca[379]

A che dunque l'angiolo indugia? La raccolta non pure è matura, ma la terra è stanca di sopportarla.

Quasi turbine di polvere cacciato dal vento, miriadi di giorni al soffio del tempo passarono sopra la faccia del mondo, — però quel giorno non cadrà immemore di mano al secolo dentro l'abisso; schiuse appena le palpebre, la eternità gli porgerà alimento con le mamelle di bronzo, — i sette giorni della creazione al suo primo apparire lo saluteranno dicendo: Quantunque nato a distruggere, tu non ci sei meno fratello; — benchè tardi venuto, ti sentiamo più grande di noi; — noi sospendemmo alle volte dell'empireo il sole, la luna e gli altri luminari, — ma ci dimentichiamo dell'astro senza del quale il sole non iscalda, non rallegra la luna; campo di morte è la terra, e che tu vieni adesso per porvi — l'astro della libertà.

Oh quanto tarda questo giorno!

Seduto sopra il colle, come i bardi di sant'Ulfrido[380], vedrò la battaglia, — l'ultima che combatteranno gli uomini tra loro, e celebrerò la vittoria, — la sola forse che il poeta potrà cantare senza calarsi la ghirlanda sul volto per nascondere il rossore.

Certo allora il mio sangue mi scorrerà languido nelle vene, ma un raggio di quel sole lo renderà più vivido che mai fosse nei tempi della giovanezza, — le sfere si curveranno al mio orecchio, e l'armonia dei cieli mi sarà rivelata, — lo spirito dei profeti scenderà sul mio capo, — gli avelli stessi degli antichi defunti manderanno un suono per rispondere al cantico nuovo, — all'inno della resurrezione e delle glorie di Dio.

E quando il cantico sarà cessato, — l'ultimo tocco delle corde e l'ultimo palpito del mio cuore spireranno insieme, — la mia anima volerà sopra l'estrema vibrazione armoniosa al principio di tutta armonia.