Finalmente il santo padre gli cinse le chiome della corona imperiale. Cap. IV, pag. 102.

Comparve alla subita chiamata il signore di Rodi, maggiordomo maggiore; il quale, semiaperta la porta, sporgeva il capo e parte del petto, non osando penetrare più oltre. Tosto che Carlo lo vide, lo interrogò dicendo:

«Sire di Croy, qual'ora è ella?»

«L'ora che piace a Vostra Maestà.»

«No, Adriano», rispose blando Carlo, lusingato da cotesta sconcia piaggeria; «il sole non tramonta mai nei nostri regni, ma egli si mantiene pur sempre il re delle ore: se gli illustrissimi cardinali vennero, come spero, a incontrarci, dite loro che noi gli aspettiamo...»

I cardinali Ridolfi o Salviati non istettero molto a presentarsi splendidi di cappe vermiglie; e tolto ambedue Carlo sotto le braccia, con molta solennità lo condussero all'aula reale del primo piano del palazzo.

Quivi, parte delle pareti atterrando, avevano praticato certa capace apertura dove metteva capo un ponte magnifico, ornato di alloro, di mirto e con fronde verdissime di ogni ragione, decoroso per fasciature d'oro e per le armi alternate dell'imperatore e del pontefice, il quale percorrendo meglio che duecento braccia di cammino conduceva al tempio di San Petronio insensibilmente digradando; a mezzo il ponte, parata di splendidi arazzi, illuminata da mille torchi, sorgeva una cappella dedicata alla Beata Vergine fra le Torri.

Uscendo dalla reggia per la indicata apertura, primo a toccare il ponte fu un drappello numerosissimo di giovanetti nobili, i quali e per la dovizia delle vesti e per la bellezza dei volti mettevano in tutti maraviglia e contento.