Nelle Cronache Volterrane, dettate con evidente stizza in vituperio del Ferruccio e dei Fiorentini, leggiamo che le milizie ferrucciane su la prima giunta a Volterra combatterono comechè stanche non mica per virtù ma per fame, non avendo recato con esso loro tanto da potersi sdigiunare — ancora che il Ferruccio, fatto prigioni quattordici Spagnoli, lasciò morirli d'inedia, dopochè taluno di loro per attutire il tormento della sete ebbe bevuto la propria orina, — di più, che il Ferruccio assalito dal marchese Del Vasto e da Fabrizio Maramaldo perse l'animo e si apprestava a fuggirsi co' cavalli fuori di porta a Selca, se Morgante da Castiglione non lo incorava persuadendolo a mostrare buon viso alla fortuna: — finalmente, che il nepote di Bartolo Tedaldi prendendo in mano la barba della statua di santo Ottaviano lavorata in argento esclamasse: «Questo vecchio provvederà;» per la quale cosa si sa di certo che gli si cangrenassero le mani, e dopo tre giorni miseramente morisse.

Così la racconta il Parelli, op. cit., p. 180; diversa il Sassetti nella Vita del Ferruccio: Non fu santo Ottaviano (secondo lui) bensì san Vittore; nè il nepote del Tedaldi lo percosse, ma gli levò il frontale di argento, e quanto stesse infermo si tace. Altri altramente: cose vecchie e non pertanto (stupendo a dirsi!) se non del pari adesso universalmente credute, del pari almeno date ad intendere. Il principe di Oranges bene altra preda fece agli altari; imperciocchè, passando per l'Aquila, ne arraffò la cassa di argento dove stava riposto il corpo di san Bernardino da Siena, convertendola in suo uso; e di lui gli scrittori la più parte servi della fortuna tacquero perchè ei sostenne le parti del papa; e nota che l'Aquila era città suddita e amica dello imperatore, Volterra ribelle alla Repubblica; e il principe faceva per sè, il Ferruccio per la patria: — nella necessità della quale (osserva il Sassetti, Vita di Francesco Ferruccio), con lo esempio di Davitte, che ai soldati diede a mangiare la vittima mancandogli altri argomenti, non è forse impio costume adoperare le cose destinale al culto divino.» E diceva meglio se lasciava forse nella penna — Degli argenti il Ferruccio coniò monete da quattro grossi; con gli ori, mezzi ducati; ma pochi, perchè a mezzo giugno mancanti i danari per le paghe, i Côrsi gli si abbottinarono ricusando combattere.

[273]. E fece male a non lo impiccare, dacchè si ha dal canonico Parelli. Seconda calamità volterrana: «Mi ricordo che un giorno mentre tutti erano alla muraglia, abbandonato il resto della città, Taddeo de' Guiducci prigione del Ferruccio mi disse all'orecchio: Aiutami con quanti più puoi raccogliere, e apriamo le porte a Fabrizio, Onde Ferruccio sia oppresso, e noi vendicati. — Ed avendogli io risposto: Mancano le armi. — Non è buona ragione, — riprese; e per non dar sospetto si allontanò. Di fatto se il Ferruccio avesse avuto sentore di questo segreto colloquio, ci avrebbe senz'altro appiccati. Ed io copertamente tentai molti sul disegno del Guiducci, ma niuno volle assentire.» Pag. 351. Ah! il perdono, il perdono troppo spesso provammo rugiada caduta sopra masse di granito; tuttavolta perdoniamo sempre...

[274]. Che la faccenda stesse come si racconta, e non altrimenti, non se ne può dubitare dopo che in questo modo la riporta Filippo Sassetti nella Vita del Ferruccio; e meglio ancora il Parelli, nemico del Ferruccio, nella Seconda calamità volterranea; il quale se lascia alquanto di dubbiezza pel suo dire avviluppato di ambage, questa viene tolta affatto dal testimonio pienissimo del capitano Goro da Montebenichi, cui ebbe tanto in disgrazia il Ferruccio che stette a un pelo di farlo impiccare. Lettera del Ferruccio ai Dieci, 30 novem. 1529.

[275]. Sassetti, Vita di F. Ferruccio. — Seconda calamità volterrana.Diario di Camillo Incontri. — Ricordi MS. del capitano Goro da Montebenichi, nella Magliabechiana. — Appendice 14, tomo 4 dell'Archivio storico italiano.

[276]. Altri riporta il signor Camillo morisse di archibugiata in una coscia, tocca nello scaramucciare con gl'inimici: non mancò chi disse averlo fatto il Ferruccio, comechè costui avesse congiurato di consegnare una porta della fortezza al marchese Del Vasto, e il Segni sembra inclini a questo parere. Storie, lib. IV. — Non credere niente; il Ferruccio non era uomo da cotali ripieghi scellerati, quanto codardi; se avesse colto il signor Camillo in fallo di tradimento, lo avrebbe fatto impiccare alla ricisa e forse ammazzato egli stesso, come per minor colpa stette a un pelo che non togliesse la vita al conte Gherardo della Gherardesca di Castagneto, secondo che fu raccontato di sopra.

[277]. Ab ingentibus lacertis validissimo centurione. Lo dice il Giovio nelle Storie.

[278]. Tutti i particolari di queste memorabili fazioni di guerra non si sono potuti riportare senza distendere a soverchia lunghezza il racconto: di questo però vada persuaso il lettore, che il Ferruccio, il quale pure aveva veduto le battaglie tra Spagnoli e Francesi nel regno, scrivendo ai Dieci li chiariva «da tre anni in qua non essersi vedute maggiori battaglie in Italia.» Nel giorno 13 giugno tre furono gli assalti: il primo con dodici compagnie, il secondo con diciotto, il terzo con venticinque, combatterono dall'alba fino alle 23 ore di sera, e dei nimici morironvi 400, altrettanti i feriti: ai nostri mancò la munizione di polvere. Il Ferruccio rimase ferito nel secondo, non già nel primo assalto: molti dicono di una sola ferita: il Varchi ne parla in plurale: nella lettera del 6 luglio scritta dai commissari di Volterra ai Dieci, oltre la percossa ricevuta alla batteria, si rammenta la cascata da cavallo: e il Diario dello Incontri riporta del pari di una mala ferita che si fece al ginocchio, per esserglisi abbattuto sotto il cavallo mentre con gran impeto si spingeva ad ammazzare un Volterrano che vide starsene scioperato invece di accorrere ai bastioni: alla quale si aggiunse la febbre: — e si fe' portare dove si combatteva per essere veduto dai soldati. Questo secondo assalto incominciò il 21 giugno, un'ora prima del giorno; dopo 500 cannonate che atterrarono in più parti le mura riparate con botti, materasse e terra, alle ore 20 salirono all'assalto: tre volte si spinsero su la breccia, e tre furono respinti così duramente che dopo quattro ore si dettero alla fuga lasciando sul campo 800 tra morti e feriti. Quando l'esercito imperiale si partì con tanta vergogna, i Ferrucciani gli corsero dietro menando rumore con teglie, padelle e corni, dicendogli villania. — Fabrizio aveva tratto seco 500 fanti e 5000 cavalli: il marchese 4000 fanti: bagaglioni e marraioli non si contano.

[279]. Ai traditori era costume di sfasciare una lista di cima in fondo della casa che abitavano; nell'assedio ciò fu praticato contro in casa di Baccio Valori (Varchi, Stor.)

[280]. Manni, Vita di Lapaccio da Montelupo.