[360]. Stor., l. 12.

[361]. Discorso del sublime di Michelangiolo.

[362]. Un umile uomo, sagrestano di San Niccolò, i premi promessi e le pene minacciate disprezzando del pari, salvò Michelangiolo. La storia ne tacque il nome. Francesco Guicciardini conte lo cercava a morte, e va famoso per le bocche dei posteri; ma chi alla celebrità di costui non anteporrebbe l'oblio del povero sagrestano? Ancora i lettori pensino a questo: un conte vuol morto il Buonarroti e non riesce; un popolano lo vuol vivo e lo salva.

[363]. S'è vera, apparirà singolare ai dì nostri la cagione della benevolenza di don Ferrante Gonzaga per Raffaello Girolami. Dicono dunque che, avendo don Ferrante infermo un suo figliuolo, Raffaello gli mandasse l'anello di San Zanobi; dal tocco del quale essendo rimasto guarito, il padre consolato gli professasse gratitudine eterna. — Narrasi eziandio che Lorenzo dei Medici spedisse al re di Francia, Luigi XI l'anello miracoloso, il quale mostrando la consueta virtù rese la salute al Cristianissimo; in guiderdone di che, Luigi rimandò l'anello dentro preziosissima cassetta, che, venduta dal Girolami, ne cavarono danaro bastevole a fondare un canonicato in duomo.

[364]. Cuoco, Saggio sulla rivoluzione di Napoli del 1789.

[365]. Giacomo Molay, capo dei Templari, condannato al fuoco nel 1305 dal papa Clemente V e dal re Filippo il Bello, li citò a comparire dentro l'anno al giudizio di Dio; ed è fama che ambedue nel termine assegnato morissero.

[366]. Bruto, sul punto di uccidersi, disperato gridava: «O virtù, tu sei una vile schiava della fortuna!» (Plutarco.)

[367]. Stor., 12.

[368].

Se mai continga ch'il poema sacro